Più tagli alla Lombardia che alla Sicilia

La Regione ha i conti in regola, ma riceverà dallo Stato un miliardo e
200 milioni in meno di trasferimenti. E la giunta approva un bilancio di
sacrifici: trasporti e sociale i settori più colpiti. Meno soldi ai
Comuni

«La manovra pesa più sulla Lombardia che sulla Sicilia». Roberto Formigoni, dopo il via della giunta alla manovra regionale, è ottimista sul futuro delle trattative con il governo, ma non nega di essere deluso dall’assenza di criteri di premialità per le regioni virtuose. E sottolinea come «i settori più colpiti dai tagli siano i trasporti e le politiche sociali». Il rischio concreto è che aumentino le tariffe del trasporto pubblico ma anche che si riducano i voucher famiglia e i buoni scuola.
Tra i «sacrifici» già decisi i tagli alle spese di rappresentanza, alle consulenze, le spese legali, le missioni e i rimborsi spese ai componenti della giunta. La Regione deve fare i conti con 1,2 miliardi in meno di trasferimenti statali rispetto al 2010. E anche il Patto di stabilità riduce i margini: da 4,4 miliardi a 3,950 miliardi sul versante degli impegni e da 4,340 miliardi a 3,7 miliardi sul versante dei pagamenti.
La giunta regionale ha approvato lunedì sera la manovra di bilancio 2011, sulla base degli attuali conti della finanziaria nazionale ma con la ragionevole speranza che miglioreranno nei prossimi quaranta giorni. Formigoni ragiona sulla situazione attuale: «Manterremo invariata la pressione fiscale, ma saremo costretti a tagliare i trasferimenti ai Comuni e a limare i nostri contributi diretti sulle politiche sociali e sui trasporti. Per dare le cifre definitive restiamo in attesa del milleproroghe».
Una specie di sos al governo per evitare di tagliare i servizi ai cittadini, pur nella consapevolezza che sono tempi difficili per i conti pubblici. «È il bilancio più difficile da quando sono presidente - ammette il governatore, al Pirellone dal 1995 - ma bisogna tenere conto che stiamo vivendo la congiuntura economica peggiore dalla crisi del 1929».
Ma veniamo ai numeri della manovra regionale. Si tratta di un provvedimento da 24,9 miliardi, di cui 15,2 per la sanità, con investimenti di 1,5 miliardi nei prossimi tre anni e nessun aumento della pressione fiscale. Nel bilancio della Lombardia 3,5 per il Fondo perequativo di solidarietà nazionale. Alla luce di questi numeri, i motivi della discriminazione all’incontrario rispetto alla Sicilia, secondo il presidente della Regione, sono due e il primo è che le Regioni a statuto speciale vivono ancora secondo il metodo del 1948: «Quel che mettiamo in discussione non è la specialità ma le modalità». Il secondo motivo, legato al primo, è che non sono stati ancora introdotti criteri che premiano chi ha ben operato in passato: «Essendo i tagli lineari, incidono su tutti allo stesso modo».
L’assessore al Bilancio, Romano Colozzi, spiega che uno dei criteri proposti dalla Lombardia è di distinguere tra spesa produttiva e improduttiva: «Organizzare un convegno è diverso dal realizzare un’infrastruttura. La spesa improduttiva, quella su cui si fanno le clientele, potrebbe essere ostacolata maggiormente rispetto a quella produttiva». Al di là dei tagli nei trasferimenti, c’è il meccanismo del patto di stabilità europeo da rispettare. Ricorda Colozzi: «Le Regioni non possono usare le risorse anche se le hanno. Anche se ci fosse un tesoretto, non potrebbe essere usato».