Più tasse in busta paga per il Comune statalista

Milano: se vince Pisapia subito l’aumento delle imposte sulla casa e di occupazione del suolo pubblico. L’Ecopass salirà fino a quota 10 euro

Si chiama «Il favoloso mondo di Pisapie», fa il verso al film francese in cui la tenera Amelie vive in un mondo ricco di buoni sentimenti e povero di senso della realtà. Da qualche giorno il video circola sul web, è una parodia e racconta che ne sarà di Milano se Giuliano Pisapia dovesse vincere il ballottaggio contro Letizia Moratti. Tremila clandestini sbarcano sui Navigli, i tempi di attesa degli autobus sono di tre o quattro giorni, ai giardinetti sostano pusher comunali e insospettabili sacerdoti si trasformano in tossicodipendenti adescatori, le pizzerie sfornano Togliatti al posto di Margherita, la Torre Velasca diventa quartier generale dei centri sociali.
Ecco, forse non succederà tutto questo se Milano si risveglierà con Pisapia sindaco. Ma qualche consistente cambiamento accadrà. Inevitabile è l’aumento delle tasse, perché è scritto nero su bianco nel programma del candidato del centrosinistra e nelle sue ultime promesse elettorali, come la tessera Atm gratis per gli anziani, che da sola peserebbe 27 milioni l’anno sui bilanci già in sofferenza dell’azienda di trasporto pubblico locale. Nel programma si annuncia anche di voler introdurre «modelli di governance duale» delle società partecipate, ovvero doppi consigli (gestione e sorveglianza), con posti e costi doppi. Altri due milioni e mezzo di euro l’anno.
Le tasse in aumento sono in particolare quelle sulla casa. Nel documento con cui Pisapia si è presentato agli elettori, si parla anche di un aumento della tassa di occupazione del suolo pubblico. E poi di potenziamento dell’Ecopass, che significa una tassa di circolazione giornaliera che potrà arrivare fino a dieci euro. Il programma ipotizza anche nuove forme di equo canone e fa ventilare espropri. Non si cita l’addizionale Irpef che è nella potestà dei Comuni, ma non sarà facile far meglio delle giunte di centrodestra, che l’hanno mantenuta a quota zero. La leggi nazionali consentono ai Comuni di imporla con un’aliquota che varia dallo 0,4 allo 0,9 (nell’ipotesi più bassa si tratta di circa 40 euro al mese per un reddito di 1.200).
L’idea di economia proposta da Pisapia è statalista e il concetto va di pari passo con un aumento delle tasse, come chiarisce il candidato nel programma, con un linguaggio tecnico ma esplicito. «C’è tanta più libertà quanto più ci sono le politiche pubbliche» si legge a pagina 4, dove si parla anche di «primato delle politiche pubbliche», che «rendono materiali sia i diritti sia i doveri connessi alla cittadinanza, a partire da quello fiscale».
È la politica a decidere di che cosa ha bisogno il cittadino e a realizzare ciò che poi il cittadino è chiamato a pagare con le tasse. Il principio è un po’ il capovolgimento della sussidiarietà che ispira la giunta di Letizia Moratti, a partire dal Piano di governo del territorio, in cui - nell’ambito di regole urbanistiche definite - viene lasciato ampio spazio all’iniziativa dei privati. L’idea base della sussidiarietà è che il pubblico interviene laddove non arrivano la libera iniziativa e creatività dei privati.
Ma vediamo nel dettaglio che cosa accadrebbe nella Milano di Pisapia. Il programma, a pagina 18, parla di «revisione del catasto immobiliare» per dire che «l’aggiornamento del catasto delle proprietà immobiliari porterebbe maggior gettito grazie a una più corretta rappresentazione del valore della proprietà ai fini dell’Ici (seconde case)». Rivedere gli estimi vuol dire aumentare il valore e quindi l’aliquota Ici e quindi le tasse su seconde case, box, immobili commerciali e artigianali, uffici. Con un’altra possibile conseguenza, ovvero che alla fine si ritrovino a pagare l’Ici sulla prima casa anche coloro che adesso sono esenti. Le case accatastate A1, abitazioni di lusso, pagano l’Ici e una revisione potrebbe farne aumentare il numero.
Si ipotizzano nuove forme di equo canone e di «recuperi». A pagina 13 del programma si definisce Milano «una città di deserti urbani: oltre 80mila appartamenti e 900mila metri quadri di uffici sfitti o invenduti, centinaia di negozi vuoti, aree e luoghi semiabbandonati». Poco dopo si propongono «canoni calmierati», «regole per incentivare il riuso di appartamenti e uffici inutilizzati», «condivisione tra anziani e giovani di spazi di abitazione e lavoro».
Nel programma si parla anche di un aumento della tassa di occupazione del suolo pubblico, quella che pagano ambulanti, commercianti che operano nei mercati e i numerosi bar e ristoranti che hanno tavoli all’aperto. L’espressione usata a pagina 18 è: «Si privilegerà il prelievo sull’utilizzo/consumo della città». Frase che lascia ipotizzare anche un possibile aumento della Tarsu, la tassa sui rifiuti.
Si chiama «primato delle politiche pubbliche». È il vero, favoloso mondo di Pisapie.