Più tasse sui fondi pensione

L’inasprimento sulle rendite finanziarie avrà un impatto sul Tfr degli italiani. La riforma fiscale voluta da Palazzo Chigi prevede l’innalzamento al
20% dell’imposta sui redditi da investimenti, compresi i fondi
previdenziali. <a href="/a.pic1?ID=233365" target="_blank"><strong>Salari, Tps non ha i soldi ma per gli statali ci sono: promossi due su tre</strong></a>

da Roma

L’aumento al 20% dell’aliquota fiscale sulle rendite finanziarie, oggi tassate al 12,50%, avrà un impatto negativo sui Fondi pensione. Fra gli effetti perversi della riforma fiscale annunciata da Romano Prodi c’è anche questo: i Fondi, in cui diversi milioni di dipendenti hanno deciso di versare il loro Tfr, pagheranno più tasse sui loro investimenti. E fatalmente ci saranno ripercussioni negative sulla pensione complementare degli italiani.
Per fare un esempio, il Fondo previdenziale della nostra categoria offre alcuni profili di investimento prudenti, che si limitano ai titoli di Stato o ad alcune obbligazioni «super sicure». Oggi, su tale investimento, il Fondo paga un’aliquota fiscale del 12,50%; domani sarà del 20%, dunque lo stesso investimento renderà di meno e il patrimonio del Fondo ne soffrirà, insieme con la pensione integrativa degli iscritti. Questo vale per tutti i Fondi, dal «Cometa» dei metalmeccanici all’«Espero» degli insegnanti. Per farla breve, dopo averci chiesto di investire il nostro Tfr nella previdenza complementare, il governo ce la rende meno conveniente. Secondo le anticipazioni di queste ultime ore riportate dal Sole24Ore, il prelievo fiscale aumenterebbe su titoli pubblici (Bot, etc); obbligazioni bancarie e societarie; titoli di Stato esteri; buoni postali; quote di fondi comuni; pronti contro termine; dividendi; plusvalenze di azioni e obbligazioni.
La questione interessa moltissimi lavoratori dipendenti. Secondo le valutazioni della Covip - l’autorità di vigilanza sui Fondi pensione - dello scorso settembre, i lavoratori che hanno destinato il Tfr alla previdenza complementare neri primi sei mesi del 2007 sono circa 900mila. Complessivamente, gli iscritti a forme di previdenza complementare sono 2,7 milioni. A questo si aggiunga che circa il 10% dei titoli del debito pubblico è detenuto dalle famiglie italiane, per un valore di 130 miliardi di euro. Insomma, il risparmio familiare presente e futuro sarà tosato.
Nell’affrontare il nodo della nuova tassazione del risparmio, Prodi, Padoa-Schioppa e Visco sono di fronte a numerosi problemi aperti. Il primo è - per quanto riguarda i titoli di Stato (Bot, Cct, Btp) - se tassare quelli già in circolazione o solo quelli nuovi. Rifondazione, come dice il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero, chiede l’aumento dell’aliquota per tutti. «Verrebbe così replicata l’incursione notturna del governo Amato sui conti correnti degli italiani», contrattacca Mario Baldassarri, economista e senatore di An. Lo Stato si è infatti impegnato con il sottoscrittore a un rendimento, che non potrà più essere garantito a causa del maggiore prelievo fiscale. Però l’aumento del prelievo sui nuovi titoli dà un gettito risibile. Inoltre, il calo dell’aliquota dal 27,5% al 20% di libretti e buoni postali, conti correnti bancari, obbligazioni non governative sotto i 18 mesi, provocherà un mancato incasso fra i 600 e gli 800 milioni di euro.