Più treni sulla Milano-Mortara «Troppo rumore, li blocchiamo»

Protesta sui binari a Porta Romana: «Caos a 85 decibel, serve un tunnel fonoassorbente»

Molto rumore, ma non per nulla. Per raddoppiare la linea Milano-Mortara e portare in centro in treno - anziché in auto - migliaia di pendolari al giorno. Sacrosanto. Anche per i cittadini del comitato Ferrovia zone 4, 5 e 6, che ieri sono scesi sui binari all’altezza della vecchia stazione di Porta Romana in corso Lodi. Se protestano è per l’«effetto collaterale»: rumore e vibrazioni insopportabili.
Chiedono un «tunnel fonoassorbente» nei tratti più critici (circa 2 chilometri, qualcuno arriva a dire 3 e mezzo): pannelli che contengano il frastuono, e cuscinetti sui binari per ridurre le vibrazioni. Il costo: 15 milioni di euro oltre al budget già stanziato (20 milioni). Dicono che potrebbe essere finanziato con una goccia degli oneri di urbanizzazione che il Comune prevede di incassare nell’ambito dell’accordo «Moretti-Moratti», l’intesa firmata nel 2007 con Rete ferroviaria italiana per cambiare destinazione urbanistica alle aree dismesse, valorizzare il patrimonio immobiliare e reinvestire i proventi nel servizio.
Non hanno fermato alcun treno i manifestanti. «Ma la prossima volta potrebbe essere diverso». Promettono - o minacciano - una protesta «graduale». Erano un centinaio, ma l’incubo riguarda migliaia di persone.
Si svegliano all’alba con il primo treno, e la sera il rumore supera il volume della tv. La notte poi non ci sono tappi che tengano. I tecnici hanno rilevato che nelle case lungo la ferrovia si arriva anche a 85 decibel (dai 55 che produce normalmente la città). Paragonabili a quelli percepiti nella metropolitana: un livello che nei luoghi di lavoro impone l’uso di cuffie. Oggi succede 55 volte al giorno. Ma i treni aumentano al ritmo di 15 ogni due mesi. Quando andrà a regime il raddoppio della tratta si arriverà a 220, circa uno ogni cinque-sei minuti. Dalle 6 di mattina alle 22 e 30, hanno rassicurato le Ferrovie. «Più qualche treno merci notturno, e poi le 22 e 30 diventeranno le 23 e così via», ribattono dal comitato.
Non è solo lo «smog acustico» a preoccuparli. Il valore dei loro appartamenti ha un andamento inversamente proporzionale al rumore e alle vibrazioni che ne minacciano le fondamenta. Lamentano una perdita dal 15 al 25 per cento. Quando hanno comprato casa hanno visto sulla carta i progetti di piste ciclabili e parchi. Ora fanno i conti con la prospettiva di un degrado generale, estetico e di qualità della vita.
Le Ferrovie fanno orecchie da mercante. Propongono di costruire un muro alto da 3 a 7 metri («brutto e inutile, perché il rumore va verso i piani alti», dice la gente della zona) o di sigillare le finestre con i doppi vetri.
«Oscenità o stupidaggini» per Alberto Garocchio, vicecapogruppo di Forza Italia, che sostiene le ragioni della protesta insieme al collega Aldo Ugliano del Pd, e all’onorevole Emanuele Fiano (Pd). «Il sindaco è totalmente d’accordo nel trovare una soluzione» assicura Garocchio. A dicembre il comitato è stato ricevuto a Roma dal viceministro per le Infrastrutture Angelo Capodicasa insieme ai rappresentanti di Comune e Fs. Il suo input per ora non ha prodotto alcun effetto.