Più Walt Disney che Lorenz nella marcia dei pinguini

Non è bello e sincero come Profondo blu di Andy Byatt La marcia dei pinguini di Luc Jacquet, ma è il sostanziale seguito di una sua parte e ha avuto più successo perché antropomorfizza gli animali. Il ritorno dello pseudonaturalismo disneyano farebbe inorridire Konrad Lorenz, ma lui è morto e la Buena Vista - che coproduce il film - ignora l’etologia, se contrasta con l'economia. Il francese Jacquet ha pazientemente ripreso pinguini veri con la stessa logica di Bambi: ha scelto animali a occhi umani simpatici e buffi, come i pinguini, e ne ha sunteggiato la lotta per la sopravvivenza con interventi della voce fuori campo (in Italia quella più sicula che polare di Fiorello). Resteranno abbastanza marciatori per il lieto fine, cioè per il ritorno coi piccoli dall’immediato entroterra antartico alla banchisa. Gran parte delle scene sono dell’andatura dondolante di questi uccelli, alti circa un metro: il pinguino imperatore è il gigante della specie e in originale il film s’intitolava La marche de l’empereur, giocando - con il pubblico francese - sull’evocazione di e rassomiglianza con Napoleone, poco più alto del pinguino e sempre ritratto vestito di nero e bianco.


LA MARCIA DEI PINGUINI di Luc Jacquet (Francia, 2005), documentario narrato da Fiorello, 80 minuti