Piacciono le bare fiscali austriache

da Milano

La riforma fiscale varata in Austria lo scorso anno ha abbassato l’imposta sui redditi delle società dal 34 al 25% e ha introdotto un sistema di tassazione di gruppo, che permette la compensazione di utili e di perdite in un’unica base imponibile. Ciò vale anche per imprese affiliate residenti all’estero: misura, questa, introdotta con il preciso obiettivo di incentivare gli investimenti da parte di soggetti stranieri. Un modello simile a quello che, in passato, era in vigore in Italia e che fu battezzato come «bare fiscali». In Austria, inoltre, il prezzo di acquisto di una società può essere ammortizzato in quindici anni nel bilancio della capogruppo. Grazie anche a queste «aperture» fiscali, l’Italia è al secondo posto tra i Paesi che hanno creduto nell’Austria come sede di investimenti di successo: sono dieci i progetti realizzati nel 2005 da aziende italiane con la consulenza dell’Austrian business agency. Marion Scheramm-Biber, direttore marketing dell’agenzia, sottolinea come «l’Austria sia una sede sempre più interessante per gli investitori italiani, grazie alla stabilità politica e normativa, e grazie al fatto di offrire sgravi fiscali introdotti dalla riforma varata nel 2005». Attualmente sono 498 le imprese italiane insediate in Austria. Le motivazioni che offre l’Austria sono un alto livello di qualità della vita, un mercato di 8,1 milioni di consumatori ad alto potere d’acquisto (27.100 euro il Pil pro capite), ma soprattutto una posizione strategica per chiunque voglia affacciarsi ai mercati della Nuova Europa dal lato orientale: confinano direttamente con l’Austria, infatti, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia, per un totale di quasi 30 milioni di abitanti.