Piace solo a Lippi l’Italia che rischia un buco mondiale

Mancano classe, terzino e tridente: il pari scozzese complica il futuro di una squadra povera di talenti Il ct reagisce alle critiche: «A me è piaciuta, ha giocato con voglia, coraggio e cuore. Vieri? Positivo»

Franco Ordine

nostro inviato a Glasgow

Cinque spine nel fianco. Una più dolorosa dell’altra. Che spiegano l’umore di Lippi e che rendono incerta e complicata la qualificazione a Germania 2006 cioè, scontata e mai oggettivamente in pericolo, il destino nella prossima rassegna iridata. Con questa Nazionale, appesantita da qualche mezza calzetta (alcuni calciatori e qualche dirigente) e alleggerita da rari fuoriclasse (Buffon, Nesta, Totti, tre in attesa di Pirlo e Gilardino: possono bastare?) non c’è molta strada da fare. La competizione con Brasile, Germania, Argentina, le super-potenze mondiali, appare come una pia illusione se nel frattempo non si puntella la cifra tecnica del gruppo e si mettono a punto intese che siano tecniche in campo, e personali dentro lo spogliatoio. Eccole una per una.
Gilardino e Del Piero. Uno, il primo, fa notizia per la scelta di essere finito addirittura in tribuna, l’altro perché, nella graduatoria attuale del Ct, viene ufficialmente preceduto persino da Iaquinta, oltre che da Cassano, lontano dall’azzurro per i suoi litigi con la Roma. Lippi sull’argomento non ha cedimenti: «È stata una scelta maturata dopo una settimana di lavoro nella quale ho inteso premiare la velocità di Iaquinta. Gilardino non mi è apparso particolarmente lucido, ho pensato che fosse utile allenarlo per mercoledì, l’interessato mi ha ringraziato per le spiegazioni che gli ho dato. Idem su Del Piero: non è una scelta definitiva».
La ricerca di un terzino. Il mio regno per un terzino, destro o sinistro poco conta. Ma un terzino decente, verrebbe da aggiungere, capace di cancellare il ricordo del balbuziente Zaccardo oppure di migliorare la cifra tecnica rispetto all’altro candidato, Bonera, rimasto a Parma a dispetto di improbabile interessamento di altri, prestigiosi club. Sul tema, il Ct non apre neanche uno spiraglio al ribelle Panucci e al laziale Oddo sponsorizzati dai giornali romani. «Zaccardo e Bonera possono crescere. Dopo 10 minuti ho pensato di sostituire Zaccardo con Grosso spostando Zambrotta a destra, non l’ho fatto per non infliggere al ragazzo un castigo immeritato. Perché è vero che sul gol s’è fatto fregare dal centravanti scozzese ma è anche vero che quel Miller ha fatto ammattire tutti gli altri difensori. Panucci e Oddo? Devono far bene prima nelle loro squadre...».
La resa del tridente. L’Italia di Glasgow ha molto, troppo sofferto, e poco convinto. Nonostante quel tridente d’attacco impegnativo e coraggioso accolto a pieni voti anche da Silvio Berlusconi, ringraziato personalmente dal Ct in un giorno di non grandi elogi («Berlusconi è sempre stato un estimatore del gioco d’attacco ma, da competente di calcio, sa che non dipende dal numero degli attaccanti schierati, i gol ottenuti in una singola partita»). Le pagelle personalizzate del Ct sono un inno alle sue scelte. «Vieri? Positivo, c’era un rigore su di lui. Totti? Intelligente. Viene ancora bersagliato dai fischi ma se continua a comportarsi come a Glasgow, presto quei fischi si trasformeranno in complimenti. Iaquinta? Il suo contributo mi ha soddisfatto». Beato lui.
La prova della Nazionale. Sul punto, la distanza tra critica e Ct è notevole, una specie di abisso scavato da aggettivi e dal riassunto stesso della prova azzurra. Ecco l’Italia vista con gli occhi del Ct: «A me la squadra è piaciuta, ha giocato con voglia, coraggio e cuore, ha fatto di sicuro un passo avanti, sono super-ottimista, si è lasciata sorprendere nell’unica occasione offensiva della Scozia e si è disunita per 15 minuti appena nella ripresa, ha avuto lo stesso atteggiamento mostrato a Dublino con una differenza sostanziale: lassù fece subito gol, qui si è lasciata sorprendere e ha dovuto inseguire. La Scozia ha patito l’assedio italiano: è stata indietro per tutto il secondo tempo, il pubblico ho protestato per i 4 minuti di recupero concessi dall’arbitro, segno di un vero timore». Difficile riconoscere l’1 a 1 dell’Hampden.
I rapporti coi media. È il nervo scoperto di Marcello Lippi. «Verrò giudicato dai risultati, non dai buoni rapporti coi giornalisti», è il suo comandamento unico. Appena arrivato al club Italia ha allontanato il capo ufficio stampa Antonello Valentini dal ritiro azzurro. Prima dell’incidente con l’operatore Rai di ieri mattina, ha provato a ricucire animato da una inattesa voglia di chiarezza. «Guardate che se non comunico lo schieramento, non è per prendere in giro nessuno ma per creare un pizzico di sorpresa». Sarà. Ma domani è un altro giorno e si vedrà.