Piaggio in Cina per vendere un milione di moto

Colaninno: «Obiettivo alla nostra portata nei prossimi 5 anni». Esce oggi dalla fabbrica il cinquantino della joint venture con il Bill Gates di Chongqing

Marcello Zacché

nostro inviato a Chongqing

Un milione di moto in 5 anni. Roberto Colaninno lancia il primo scooter Piaggio fabbricato in Cina e destinato al mercato locale, il più grande del mondo. E preso dall’entusiasmo rivela: «Abbiamo triplicato il budget operativo per i prossimi anni. Quello originale è di 300mila pezzi entro il 2008, e secondo me è facilmente raggiungibile. Per questo puntiamo a un target tre volte più grande, alla nostra portata». Per ora il motorino che uscirà stamattina dalla fabbrica Piaggio di Foshan e che da lunedì sarà sul mercato è solo il primo della serie. Un «cinquantino» simile allo Zip, che si chiama Shunv (significa eleganza), costa 6-7mila yuan (6-700 euro), con il marchio Zongshen-Piaggio, dal nome della joint venture che Colaninno ha realizzato con il gruppo cinese, fondato e guidato dal signor Zongshen Zuo (i due partner hanno il 45% a testa della società, mentre il 10% appartiene alla municipalità di Foshan).
Se l’obiettivo del milione (sommando scooter e le moto che verranno) sarà raggiunto, nel giro di qualche anno la Cina diventerà di gran lunga il cardine del gruppo Piaggio, che oggi produce in tutto 600mila veicoli. Dalla firma del contratto in Cina sono passati 15 mesi, di cui solo gli ultimi 9 per costruire il primo motore (50 cc, 4 tempi, Euro2) che ieri è stato varato da Colaninno e dai vertici del gruppo nello stabilimento di Zongshen a Chongqing. La fabbrica, che sforna già 4 milioni di motori, ha avviato una linea di produzione in esclusiva su licenza Piaggio, seguita da vicino da tre ingegneri di Pontedera guidati da Fabio Nassi. I pezzi prodotti finiscono poi nella Piaggio di Foshan (1.500 chilometri più a Sud, vicino Canton, con un viaggio di tre giorni in camion) dove vengono assemblate le moto. Una doppia fase che permette a Piaggio di sfruttare finalmente lo stabilimento di Foshan, quasi inattivo da oltre 10 anni, e a Zongshen di produrre a costi cinesi moto italiane.
Il cuore pulsante dello Zip cinese della Piaggio è la fabbrica di Chongqing (una delle quattro Città-Stato con Pechino, Shanghai e Tianjin), 1.500 chilometri a Nord-ovest di Hong Kong. Una città-cantiere in cui piove tutti i giorni, quasi priva di illuminazione notturna, che cinque anni fa contava tre milioni di abitanti e oggi ne ha 33. Chongquing è uno dei principali poli industriali nascenti in Cina, clima tropicale con umidità del 99%, appesantito da un inquinamento straordinario. Sulla strada per andare nella fabbrica di Zongshen, tra i grattacieli in costruzione che si intuiscono nella nebbia, anche alle 9 del mattino, sembra di attraversare Gotham City. Ma un volta varcato il cancello della fabbrica del socio di Colaninno, ci si potrebbe trovare in Minnesota, o in qualunque altra moderna zona industriale d’Occidente. Siamo in Cina, profonda Cina, invece. E Zonghshen Zuo, 53 anni, la incarna fedelmente: a 30 anni ha smesso di riparare bici per cominciare a fare il meccanico di moto. Come Bill Gates, quindi, ha avuto anche lui il suo garage. Uno vero, però. «Poi, nel ’92, ho prodotto il primo motore - dice - e da lì ho cominciato a guadagnare tanti e tanti soldi». Oggi la sua casa, immersa nella foresta, è la reggia di un Mandarino. E nella hall della club house in stile sobrio-Las Vegas, ad accogliere gli ospiti c’è una statua di bronzo di Gottlieb Daimler, padre di tutti i pistoni. «I contadini che oggi non hanno una moto ma la desiderano - dice - sono 900 milioni: sarà difficile soddisfarli tutti».
Ai suoi 6.500 operai (450 lavorano per Piaggio) dà 15mila yuan, pari a 1.500 euro netti. All’anno, s'intende. La settimana sarebbe di cinque giorni lavorativi. Ma chi non lavora sabato e pure la domenica rischia di andare a casa, sostituito dal primo della lunga lista d’attesa. Nella Repubblica Popolare cinese, adesso, funziona così. Da qui, per Colaninno, l’Italia non solo è lontana, ma pure triste perché chiusa in se stessa. «Pensare di difendere l’economia con i dazi o con alchimie provinciali tipiche della nostra politica è una follia. Vorrei che i politici italiani venissero qui a girare per le città, le fabbriche. Cambierebbero idea». L’invito è rivolto anche agli imprenditori? «Certo, vale per tutti». A cominciare dai fornitori di Piaggio: «Se qualcuno venisse ad aprire qui, presso di noi, avrebbe già un cliente. E una base da cui muoversi su questo mercato». Nel quale Piaggio conta di arrivare a una bella quota: se il milione di Colaninno verrà raggiunto, a fronte di un mercato che oggi vale 17 milioni di pezzi e che cresce al ritmo del 15-20%, nel 2010 Piaggio potrebbe avere una quota del 4-5%, 10% nei soli scooter. Unico produttore occidentale in un mercato che da solo conta il 50% del totale mondiale dei volumi.
Dopo il cinquantino Shunv arriveranno anche uno scooter 100 cc e poi un 125. Mentre entro il primo semestre del 2006 l’ad Rocco Sabelli ha annunciato l’avvio della produzione di due categorie di moto Aprilia e Derbi. «A regime - ha detto Sabelli - la produzione cinese sarà per due terzi scooter, un terzo moto».
Il fatturato della ditta Zangsheng-Piaggio è previsto nell’ordine del 180-200 milioni. In pareggio dalla fine dell’anno prossimo, anche dal lato del cash flow.