Il pianeta Russia rientra in orbita

Gli imprenditori: «Vogliamo riprenderci quel mercato, basta politiche comunitarie suicide»

Antonio Risolo

Le imprese del Legno-Arredo made in Italy, nonostante scontino tuttora gli effetti della crisi Russia-Ukraina-Ue, che tra la fine del 2014 e i primi mesi del 2015 ha colpito pesantemente l'export verso Mosca, non si arrendono e ripartono al contrattacco. Vogliono riprendersi la quota di mercato rimasta sul campo nella «guerra fredda» Mosca-Bruxelles. Ed ecco l'occasione: I Saloni WorldWide Moscow (12-15 ottobre prossimi) giunti all'edizione numero 12, ancora in accoppiata con Made expo WorldWide. Ma se i volumi 2015 del Legno-Arredo registrano un rallentamento, tutti gli indicatori prevedono segnali di ripresa, addirittura entro la fine dell'anno. Perché, nonostante quel pesante -27,1% (gennaio-dicembre 2015 rispetto allo stesso periodo 2014) la Russia si conferma quinto mercato di sbocco per l'arredo italiano. Ed è per questo che le imprese continuano a presidiare l'intera regione e guardano con cauto ottimismo all'immediato. Secondo il «Termometro» di FederlegnoArredo, infatti, ben 185 aziende continuano a intrattenere rapporti commerciali con la Russia, mentre il 51% degli intervistati è convinto che l'export tornerà a crescere. Anche perché la fascia di consumatori attenti al made in Italy ha risentito meno della perdita di potere d'acquisto rispetto al resto della popolazione.

Le importazioni dall'Italia relative al settore Arredo (esclusi i complementi di arredo e il Sistema Bagno) dichiarate dalla Russia sono state pari a 527 milioni di euro. Basti pensare che la Cina, primo fornitore della Russia per l'arredamento, nel 2015 ha registrato una contrazione di oltre il 50%. Non si tratta tuttavia di un competitor diretto per il prodotto italiano, benché tenda a imitare, e con qualità e prezzo inferiori, lo stile italiano.

«La crescita dell'export - dice Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo - viaggia sugli stessi tassi dello scorso anno. Cioè bene. Per quanto riguarda la Russia - vorrei precisare che si tratta di una situazione prettamente politica - mi risulta che grazie al nostro pressing il premier Renzi e il ministro Gentiloni stiano lavorando a diverse soluzioni. Del resto è risaputo che il mercato russo per noi è molto importante. Tanto importante anche per i consumatori russi, i cui operatori si sono rivisti in misura massiccia all'ultimo Salone del Mobile di Milano. Un segnale che ci conforta in vista dei WorldWide di Mosca. Nonostante quel mercato non registri ancora grandi performance come avrebbe potuto».

Sulla stessa lunghezza d'onda Luciano Colombo, titolare della Annibale Colombo di Meda con stabilimento a Novedrate, a Mosca da 22 anni con diversi show room: «Aver rivisto a Milano i buyer russi è un segnale importante - dice - Presenza che confermano l'interesse sempre vivo per il mobile italiano. Credo che, al netto di altre imprevedibili negatività, ci siano le condizioni per tornare alla normalità, o quasi. Il territorio è vastissimo, le risorse naturali ci sono, la disponibilità economica pure. È impensabile che l'attuale situazione duri ancora a lungo. Purtroppo gli errori evidenti della politica, nazionale e internazionale, hanno consegnato di fatto il mercato russo alla Cina».

Infine la voce di un imprenditore che detiene il record dell'export nel mondo: il 99%! È Andrea Turri, titolare dell'omonima azienda, la Turri di Carugo, 120 dipendenti, quattro show room a Mosca e due a San Pietroburgo, in Russia da circa 26 anni: «Data per scontata una situazione ancora difficile, resto fiducioso. Certo non sarà più la Russia di qualche anno fa. Forse in quel periodo era addirittuta esagerata... Un telegramma a Bruxelles con copia per conoscenza a Palazzo Chigi? Poche parole: il conto della crisi rischia di pagarlo soltanto l'export made in Italy. I furbi (Germania in primis, ndr) hanno trovato altre scorciatoie per arrivare a Mosca tra l'indifferenza generale».