Piange il governo, noi di più

<strong><a href="/a.pic1?ID=560543" target="_blank">Ecco la manovra: Monti presenta il conto</a></strong>. Più che equa, la Finanziaria è da Equitalia: dai professori-esattori arriva soltanto una pioggia di tasse

Dicono che siamo di fronte a una mano­vra equa. Sarà, a noi sembra più una ma­novra Equitalia, cioè da esattore delle tasse. Tasse sulla casa, sui consumi, sui beni finanziari, sulle barche, sulle auto di lusso e al­tro ancora (vietate spese in contante sopra i mille eu­ro). Ma guai a chiamarla patrimoniale. Mario Monti, presentando ieri sera la sua manovra, ha giocato con le parole e con una retorica un po’ pretesca, stando attento a non irritare i partiti che dovranno sostener­lo in Parlamento. Il centrodestra è riuscito a portare a casa che l’Irpef non si ritocca all’insù,la sinistra ha ot­tenuto una tassa aggiuntiva sui capitali scudati (odio­sa perché annulla un precedente patto tra lo Stato e i cittadini). Ma il risultato non cambia. I sacrifici sono grossi, tanto che nell’annunciare quelli di sua com­petenza (riforma delle pensioni), la ministra Forne­ro si è messa a piangere. Che dire, se piange il gover­no, figuriamoci cosa dovremmo fare noi lavoratori contribuenti. Per indorare la pillola, la declinazione dei sacrifici è stata preceduta dall’annuncio di tagli alla casta del­la politica. In sintesi, le Province verranno ridotte al lumicino, non saranno più organi di governo (dieci consiglieri, nessuna giunta) e le poltrone di enti pub­blici non costituzionali non saranno più retribuite. Nessuna parola sul Parlamento, forse per evitare di inimicarsi deputati e senatori. Al centrodestra questa manovra ovviamente non piace e di incentivi allo sviluppo se ne vedono ben po­chi. Ma se non è ancora più punitiva per il ceto medio italiano forse lo si deve proprio al fatto che il Pdl ha accettato di sostenere il tentativo del governo Monti per condizionarne alcune scelte. È quindi probabile, anzi certo,che Alfano darà l’indicazione ai suoi di vo­tare la fiducia che Monti chiederà in aula nei prossi­mi giorni. Il che non è propriamente un sì ai singoli provvedimenti, ma un secondo via libera al governo dei tecnici in attesa di vedere la prossima ondata di provvedimenti, tra i quali la riforma del mercato del lavoro. Se il centrodestra non ride, a sinistra si piange. La conferma di una riforma delle pensioni che tocca età e adeguamenti rende critico come non mai il rappor­to tra la Cgil e il Pd che dovrà sostenerla in aula. Ma Bersani non ha via d’uscita, se non lasciare la prote­sta alla Camusso e a Di Pietro. Il vero capo del Pd, Giorgio Napolitano, non ammetterebbe colpi di te­sta.