Piangono miseria e poi buttano i soldi

Ogni volta che si cerca di mette­re qualche minimo tappo al cola­brodo
delle spese statali la fila di quelli che si stracciano le vesti è
sempre più lunga

Ogni volta che si cerca di mette­re qualche minimo tappo al cola­brodo delle spese statali la fila di quelli che si stracciano le vesti è sempre più lunga. Le trovate che riscuotono più successo fra i la­mentatori di professione so­no, di solito, quelle che coin­volgono i bambini o i mala­ti: «Manca la benzina per le ambulanze dei bambini» è perfetto, così non si rischia di sbagliare. File di sindaci, governatori, consiglieri locali che spesso sfilano composti per protestare contro lo Stato affama­tore. Intanto però basta prendersi la briga di guardare fra le spese dei nostri enti pubblici per trova­re, come nell’esempio della «fortunata» coope­rativa documentato in questa pagina, sprechi difficilmente giustificabili. Visto che il Comune arriva a pagare fino a cinque volte per la cancelleria. Sembra quindi evidente che qualcosa non torni. Il denaro non ha una destinazione prefissata, la stessa banconota può essere usata per comprare la famosa benzina per l’ambulanza oppure per strapagare una fornitura di cucitrici. Il denaro che non si trova per assumere un cancelliere in più per sveltire le pratiche in tribunale, non è differente da quello che il magistrato spende per commissionare perizie, forse non sempre necessarie, a qualche consulente (spesso amico). Il bonifico con cui si pagherebbero più mezzi per le forze dell’ordine sarebbe lo stesso con cui si pagano le spese del Quirinale, quadruple rispetto a quelle di Buckingham Palace secondo un divertente calcolo dei giornalisti Stella e Rizzo. Proprio partendo da queste banali considerazioni sull’equivalenza del denaro, fino a quando non si sarà dimostrato in modo indubitabile che ogni tipo di spreco non sarà stato del tutto debellato, non si dovrebbe nemmeno pensare di protestare per i tagli o, peggio, di proporre nuove tasse. È stato calcolato che le spese delle regioni sono aumentate in dieci anni di ben 90 miliardi, senza contare i primati delle solite regioni a statuto speciale che vanno dai 20mila dipendenti della Sicilia più altri 80mila che vengono retribuiti dalla cascata di società controllate o partecipate dalla regione, per arrivare, percorrendo l’intera penisola, al mitico presidente della provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, assurto agli onori della cronaca per il megastipendio vicino ai 26mila euro mensili. Sulla carta nell’ultima manovra sono stati varati provvedimenti importanti: spending review , costi standard, acquisti centralizzati. Sta però ai cittadini non cadere vittime del grande imbroglio che viene perpetrato ai loro danni: ogni volta che qualsiasi ente, dal Comune alla regione fino allo Stato, intende aumentare una qualsiasi tassa o gabella, magari con il trucco di puntare il dito contro i «ricchi», oppure piange miseria per un taglio di spesa, è probabile che il bene della popolazione sia una semplice scusa, il vero interesse è spesso solo il poter continuare a sfruttare il piccolo potere pro tempore che gli amministratori hanno per continuare a regalare incarichi, consulenze e commesse a pioggia, magari a prezzi stragonfiati. A Napoli, dove se ne intendono, si dice «chiagne e fotte».