Il piano anti corruzione: più poteri ai tecnici

Si delinea il disegno di legge che approderà venerdì in Consiglio dei ministri. Negli enti locali ogni proposta alla giunta dovrà passare al vaglio di un esperto di settore. E tra i revisori ammesso solo chi è iscritto all’Ordine<br />

Roma - Le nuove norme anticorruzione del governo saranno in un disegno di legge e non in un decreto, come chiedevano alcuni anche dall’opposizione. «È la sede migliore - dice Maurizio Gasparri - per interpretare la richiesta di rigore del Paese».
Venerdì il Consiglio dei ministri avrà sul tavolo il testo che inasprisce le pene per i reati contro la pubblica amministrazione e potrebbe arrivare l’okay, rinviato la settimana scorsa per un maggior approfondimento.

Sembra invece escluso che nel provvedimento ci siano nuove norme sull’incandidabilità di politici con guai giudiziari. E neppure si parla di una legge ad hoc. Delle liste «pulite» dovranno occuparsi i partiti. Venerdì scorso a Palazzo Chigi era arrivata una bozza che riguardava anche l’ampliamento dei reati per i quali non possono già candidarsi solo consiglieri comunali e provinciali. Poi, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva auspicato un’esclusione dalle liste per 5 anni per tutti quelli con condanna definitiva, ma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano aveva replicato che sulla candidabilità non si può intervenire con una legge. Ieri uno dei coordinatori del Pdl, l’ex An Ignazio La Russa, ha spiegato che il discrimine stabilito dal partito per entrare nelle liste delle prossime elezioni regionali è il rinvio a giudizio. E il presidente del Senato, Renato Schifani, ha invitato tutti i partiti ad essere «rigorosi» nella selezione della classe dirigente, «a volte non candidando anche condannati non in via definitiva».

Quanto alle proposte di Fini, ha aggiunto, «sono già nella legge: chi è condannato in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione subisce come pena accessoria l’interdizione dai pubblici uffici».

Sul provvedimento anticorruzione lavorano in queste ore tre ministri con i loro tecnici: Alfano, il titolare della Semplificazione normativa Roberto Calderoli e quello della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Dovevano incontrarsi ieri mattina, come aveva annunciato il Guardasigilli, ma il confronto c’è stato solo tra gli ultimi due. Hanno discusso del testo che, per le loro competenze, riguarda la trasparenza nella pubblica amministrazione e i controlli negli enti locali.
Ad Alfano, che ieri sera ha incontrato il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, tocca il delicato compito di rendere più pesanti le pene per tutti i reati contro la pubblica amministrazione, di modulare le pene accessorie e le aggravanti. L’intenzione sarebbe di non sfondare il tetto dei 10 anni, per evitare contraddizioni con la legge in itinere sul «processo breve». All’ufficio legislativo del ministero di via Arenula le parole d’ordine sono «coordinamento» e «bilanciamento» delle norme che costituiscono le tre diverse parti del ddl. E oggi si dovrebbe arrivare a un testo quasi definitivo.
Calderoli voleva che le norme che gli interessano, la controfirma di un tecnico su ogni atto amministrativo di sindaco o assessori e l’inserimento nel bilancio consolidato dei Comuni delle aziende partecipate, entrassero nel decreto sugli enti locali, che prevede la riduzione del numero degli assessori. Ieri si è saputo, invece, che nel ddl che venerdì arriverà a Palazzo Chigi ci saranno anche due articoli della Carta delle autonomie, in attesa di esame in Commissione alla Camera. Il primo stabilisce che su ogni proposta alla giunta e al Consiglio ci sia il parere di «regolarità tecnica» del responsabile del servizio interessato o del ragioniere per la «regolarità contabile». Il secondo, che il collegio dei revisori deve essere scelto in base alla professionalità tra iscritti all’ordine dei commercialisti ed esperti contabili e al registro dei revisori contabili. Al ministro, che ha incontrato i rappresentanti degli enti locali, l’Anci ha espresso il timore che si arrivi a una maggiore burocratizzazione.

Il ministro Brunetta intende ampliare il concetto di trasparenza con più informazioni su appalti, concorsi e norme. Così, chi appalta i lavori potrà consultare informazioni sulle imprese in un unico fascicolo. Inoltre, nel ddl ci sarebbe una tutela contro eventuali ritorsioni nei confronti di dipendenti pubblici che denunciano fatti di corruzione.