Piano anti-freddo, Milano offre 800 posti

Morire di freddo. A Milano, we can. Brutto spot in vista dell’Expo, dirà qualcuno. Nella settimana delle sfilate e delle serate a invito, la morte viene a prenderti sui marciapiedi ghiacciati, al casello di Porta Nuova o in qualsiasi angolo vissuto da chi rimbocca lenzuola di cartone. Ma è una verità parziale, in fondo lo sanno bene anche i più cinici, sempre bravi a maneggiare la retorica degli «invisibili». La storia dell’ultima vittima rivela, come un segreto accartocciato in tasca, l’altra faccia della città. Questa sì, invisibile. Il «barbone» non portava con sé tracce di un’identità, tranne una tessera d’ingresso alle mense sociali. Anonima come i tanti milanesi, italiani e stranieri, che prestano servizio nelle strutture assistenziali rivolte a chi cerca calore. Che sia un letto «vero», un pasto o solo compagnia, non importa. Proprio quest’inverno il Comune ha potenziato con cento nuovi possibilità di accoglienza il consueto «Piano anti-freddo». In totale fanno oltre 800 sistemazioni disponibili, da viale Isonzo a viale Ortles, o nella sede della Protezione Civile in via Barzaghi. E poi gli sforzi del Banco Farmaceutico e Alimentare, l’apporto dei Medici Volontari e di tutte le altre realtà del variegato universo no profit. A San Valentino poi è stata presentata la guida Dove della Comunità di sant’Egidio, 160 pagine per 5mila copie di indirizzi per un aiuto concreto declinato in dormitori, bagni pubblici, ambulatori, centri ricreativi. Diceva il resto l’ombra strana negli occhi di una volontaria. «Purtroppo non basta. Ci sarà qualcuno che non potremo raggiungere, qualcuno che rimarrà sull’asfalto». Ecco cosa voleva dire.