Il piano anti-rifiuti sommerso dalla munnezza

A Ferrandelle, nel Casertano, la folla ha bloccato le strade e aggredito alcuni agenti

Emergenza rifiuti, cronache di ieri dalla Campania. Immondizie in fiamme in tutta la provincia: l’altra notte i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere 40 roghi, correndo dall’area vesuviana a quella flegrea, da Afragola a Ercolano, da San Giorgio a Cremano a Melito, da Pozzuoli a Villaricca; cumuli così alti che ci sono volute anche tre ore per estinguere un solo focolaio. L’esercito che torna in azione a Cercola e San Giorgio a Cremano per ripulire le strade ancora sommerse dalla «munnezza». I nuclei disinfezione impiegati a San Felice a Cancello, Cercola, Pollena Trocchia, Poggiomarino. Il «no» a riaprire la discarica di Pianura ribadito dai comitati civici di Napoli, Quarto e Pozzuoli. Il sindaco di Marigliano che si dice «disposto ad autotassarci per portare le ecoballe all’estero pur di evitare l’apertura della discarica prevista dal piano del supercommissario Gianni De Gennaro». L’ennesima manifestazione a Casal di Principe.
E poi i soliti scontri, prassi che ormai non fa neppure più notizia. Stavolta è successo a Santa Maria La Fossa, località Ferrandelle, provincia di Caserta. Anche lì è prevista entro pochi giorni l’entrata in funzione di una piattaforma provvisoria di smaltimento da 350mila tonnellate. La gente ha gettato i rifiuti sulle strade bloccando la provinciale tra Capua e Castel Volturno e poi ha forzato il blocco delle forze dell’ordine che presidiavano il sito. Calci, pugni, manganellate, feriti un poliziotto e un ragazzino di 14 anni. I dimostranti hanno piantato un gazebo: piuttosto che spostarsi, si faranno seppellire dai rifiuti. Il parroco è accorso a celebrare una messa sotto la pioggia, spiegando così il Vangelo delle beatitudini: «Il regno di Dio non è il regno della munnezza. Non usate la violenza ma fate valere le vostre ragioni». A complicare le cose anche tre ordigni della Seconda guerra mondiale trovati da alcuni manifestanti. Non c’è tregua in Campania sul fronte rifiuti. Ogni giorno scontri, proteste, blocchi stradali e ferroviari; ogni giorno pareri tecnici che bocciano il piano di smaltimento firmato De Gennaro. Le due aziende che dovevano intervenire per costruire il megainceneritore di Acerra non hanno presentato le offerte entro il termine previsto. L’Unione europea minaccia pesanti sanzioni se entro un mese l’Italia non dimostrerà che sta davvero facendo di tutto per tornare alla normalità. Da Marigliano a Casoria a Ponticelli, i cumuli di spazzatura continuano a crescere.
Il prefetto De Gennaro arranca. Il superpoliziotto che ha avuto la fiducia di governi di destra e sinistra, che è uscito dalla bufera del G8, che ha assestato pesanti colpi alla criminalità organizzata, rischia di impantanarsi nel terreno minato delle discariche. È stato nominato commissario straordinario una ventina di giorni fa, e in questo periodo non è riuscito a combinare granché. Il suo piano contro l’emergenza non trova consenso. Le popolazioni gli si rivoltano contro. Il governo è caduto e non può più coprirgli le spalle. De Gennaro ha ripulito il centro di Napoli, quello sì: ma nei quartieri periferici e nel resto della provincia i sacchi neri continuano a raggiungere i primi piani delle case. L’operazione di maquillage è servita a spegnere qualche riflettore e a diminuire la pressione dei media. Ma della penosa situazione di inizio anno non è cambiato quasi nulla, e non si vedono spiragli. Un’implicita affermazione di impotenza è arrivata dallo stesso commissario: qualche giorno fa ha ammesso di essere arrivato a Napoli per gestire «questa emergenza», non per risolvere l’intero problema. Ha firmato soltanto le ordinanze per i siti di stoccaggio previste dal suo piano. De Gennaro insomma mette le mani avanti. Ma era partito con il piede sbagliato, cedendo a Pianura: così ogni comitato antidiscarica si è convinto di poterla spuntare. D’altra parte, il governo non gli ha dato armi troppo potenti. Il mandato è limitato a quattro mesi (uno è quasi trascorso). I ritardi del passato sono drammatici, i mezzi a disposizione quasi simbolici: l’esercito può sgombrare le strade ma non blindare le operazioni di raccolta e stoccaggio. Il piano di smaltimento fa acqua. La tensione tra la gente aumenta, mentre di solidarietà non si prova neppure a parlare. Ora la crisi di governo gli ha tolto l’unico vero appoggio politico. E l’emergenza continua.