Piano antiticket per risparmiare 210 milioni

Ma De Lillo (Forza Italia) è scettico: «Sono soltanto degli artifici contabili»

Un risparmio di 210 milioni di euro nel 2007. Un obiettivo ambizioso, quello della Regione Lazio, che dovrebbe essere raggiunto grazie a un piano antiticket studiato congiuntamente dalla stessa Regione, dai medici di famiglia, dai sindacati e dalle aziende del settore che ieri è stato illustrato alle parti sociali. Un piano che prevede per l’anno in corso un risparmio di 179 milioni nella spesa convenzionata e di 31 in quella ospedaliera sufficienti a coprire il disavanzo farmaceutico di 161,9 milioni di euro registrato nel 2005 (131,8 di spesa convenzionata, 30,2 da quella ospedaliera).
Nove i punti in cui è suddivisa la proposta: potenziamento della distribuzione diretta (20 milioni di euro di risparmio) e di quella in nome e per conto dei medicinali (50 milioni); distribuzione diretta dei farmaci specialistici, interferoni e antibiotici a prescrizione ospedaliera (8,6 milioni); monoprescrizione per le statine (24 milioni); acquisizione dell’ossigeno per uso terapeutico da parte dell’Asl (10 milioni); rispetto dell’indice di appropriatezza (10 milioni); istituzione del prezzo di riferimento di 11 euro per i gastroprotettori (50 milioni); contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera (31 milioni); effetti finanziari della scadenza di brevetti per 23 molecole (30 milioni). «Quella formulata oggi (ieri, ndr) è sicuramente una proposta che richiede dei sacrifici, a chi i farmaci li produce e a chi li vende. Ma dimostra che nel Lazio è realmente cambiato qualcosa: ci sono meno egoismi e più solidarietà», ha affermato al termine della riunione il presidente della Regione Piero Marrazzo, con toni trionfalistici. Toni che non sono condivisi da Stefano De Lillo (Forza Italia), vicepresidente della Commissione Sanità della Pisana, che parla di «un rimedio frutto in gran parte di artifici contabili: come il risparmio presunto dalla distribuzione diretta e per conto, che in realtà consiste in uno spostamento dei costi per i farmaci dalla voce “spesa farmaceutica” a quella “beni e servizi” della spesa sanitaria regionale. O come il risparmio vantato sulla scadenza dei brevetti: un effetto tecnico del mercato e non un prodotto amministrativo della Giunta regionale. A fronte di un ticket in meno i cittadini si ritrovano molte spese molto più alte, dai 10 euro aggiuntivi di ticket sulla specialistica e la diagnostica a quelli sui pronto soccorso fino all’aumento dell’Irpef di un punto. E accanto alle maggiori spese, maggiori disagi».