Il piano di Antonietta Incardona Piccola oasi nell’estate milanese

Sorpresa: nell'agosto milanese, verso sera, ci si accosta alla Galleria e par di sentire, tra lo scalpiccio generale ed il fracasso delle voci multietniche, un suono simile al pianoforte. Qui, in un crocchio di gente seduta e in piedi, una giovane snella, gradevole, educata, suona una di quelle tastiere dal suono similpianistico già amplificato. Esegue pezzi brevi, di quelli che una volta facevano il repertorio delle signorine promettenti; può capitare di ascoltare, staccati dal contesto, ad esempio il Sogno di Schumann o quel corale famoso di Bach con le terzine che a volte incontri anche nelle attese telefoniche. Dopo ogni brano si inchina sorridente, a sinistra e poi a destra, e risponde agli applausi ricevendo simpatia e affetto. La pianista è Antonietta Incardona, anche direttrice d'orchestra e autrice di libri, e l'evento è annunciato con ufficialità esagerata dalla scarna ufficiale estate in musica della città.