Il piano di Berlusconi: rimpasto di governo dopo il voto di fiducia

Il Cavaliere punta sugli scontenti di Fli e Udc per rafforzare la maggioranza.
Pronto a offrire posti chiave nell’esecutivo e una nuova legge
elettorale

Roma Prima la fiducia e poi il rimpasto di governo, ultimo tentativo per trasformare quello che martedì alla Camera dovrebbe essere un successo solo aritmetico in una maggioranza politica. Aprendo a una modifica della legge elettorale, rilanciando le riforme istituzionali e mettendo in agenda le questioni poste sul tavolo dal documento di Confindustria e delle parti sociali. Fini dirà certamente «no grazie» e Casini è molto probabile che faccia lo stesso ma la speranza del Cavaliere è che il fronte del Fli e dell’Udc si possa assottigliare, regalandogli qualche altro voto a Montecitorio. Insomma, se è vero che la prossima settimana la fiducia sarà sul filo di lana, a gennaio un Berlusconi bis potrebbe magari arrivare a quota 325-326 anche grazie alle dieci poltrone attualmente libere al governo. Il premier, infatti, è pronto al rimpasto per dopo le vacanze di Natale e sta ragionando anche su alcune poltrone ministeriali di peso. A quel punto, con una ventina di voti di vantaggio alla Camera, proverebbe seriamente ad andare avanti. Con difficoltà, certo, visto che i problemi non sono mancati neanche quando Pdl e Lega potevano vantare la maggioranza più ampia della storia repubblicana. E se non sarà possibile governare allora non si potrà che tornare alle urne, perché è chiaro che se martedì il Cavaliere incasserà una doppia fiducia - per quanto risicata o anche di minoranza a Montecitorio - qualsiasi ipotesi di governo tecnico non potrà che finire in soffitta.
È questa, in sostanza, la road map che ha in mente Berlusconi per cercare di rilanciare l’esecutivo. Con la consapevolezza, però, che il rischio impasse è alto. Se devo restare imbrigliato come nella seconda parte della legislatura 2001-2006 - è il senso del suo ragionamento - allora preferisco le elezioni anticipate, con tutti i rischi che comportano. Già, perché nel caso il Terzo polo riuscisse a superare lo sbarramento dell’8 per cento al Senato, a Palazzo Madama l’asse Pdl-Lega rischierebbe seriamente di non avere la maggioranza.
Ed è per questo che Berlusconi decide di tendere la mano all’appello delle colombe di Pdl e Fli («valuto positivamente l’iniziativa di Augello e Moffa», dice il premier). Non solo, come spiega Gaetano Quagliariello, per «non dare pretesti ai pasdaran finiani» ma anche perché «l’iniziativa dei pontieri è importante soprattutto in vista del dopo fiducia». E di quell’allargamento che il Cavaliere ancora non esclude possa coinvolgere direttamente Casini ma che con ogni probabilità sarà invece destinato a raccogliere gli scontenti di Fli e Udc che non condividono la linea dell’intransigenza delle ultime settimane. Di qui le aperture sulla «futura azione di governo». «Terremo certo in considerazione - spiega Berlusconi - le questioni poste dal documento di Confindustria e delle parti sociali facendo in modo di coniugare il rigore con la crescita auspicabile. E contiamo di portare avanti le principali riforme istituzionali (poteri del premier, riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo) e di affrontare il nodo costituito dalla modifica della legge elettorale, fermo rimanendo il bicameralismo e quindi il premio di maggioranza». Insomma, per usare le parole di Fabrizio Cicchitto, «siamo aperti al confronto costruttivo» con Fli e Udc.
Così, ci sta che il Cavaliere stia limando nel dettaglio il discorso che pronuncerà domani alle Camera. La prima versione era infatti di dodici pagine, ma ieri pomeriggio da Arcore ha più volte sentito Paolo Bonaiuti perché l’intenzione è quella di arrivare ad un intervento decisamente più ampio e che alla fine potrebbe contare una ventina di pagine. L’ultima limatura si farà questa sera, quando il premier rientrerà a Roma. Un discorso di «apertura» e «il più possibile inclusivo», spiega il portavoce di Berlusconi. Nel tentativo di rimettere in marcia il governo ed evitare le urne. Che però incombono se la giornata di ieri del Cavaliere è assomigliata molto a una sorta di prova generale di campagna elettorale. Con l’appello ai Promotori delle libertà di prima mattina, un salto al gazebo del Pdl a due passi dal Duomo di Milano qualche ora dopo e, per non farsi mancare niente, un collegamento telefonico con il congresso dell’Adc di Pionati a Napoli nel tardo pomeriggio.