Il piano di Bush ferma la corsa del petrolio

Un’inchiesta del governo accerterà gli abusi commessi dalle compagnie

Laura Verlicchi

da Milano

Bush frena la corsa del petrolio. Il presidente degli Stati Uniti ha lanciato ieri un piano-calmiere in quattro punti per cercare di contenere i prezzi della benzina alla pompa, prevedendo fra l’altro il blocco dei rifornimenti alle riserve strategiche nazionali. Gli effetti sul mercato sono stati immediati: a New York le quotazioni del greggio, che aveva aperto a 74 dollari al barile (in rialzo dello 0,6%), subito dopo il discorso di Bush sono crollate a 72,70 dollari al barile, in calo dello 0,9%. Anche a Londra il Brent è passato da 74 dollari a 72,28 dollari.
Il blocco dei rifornimenti alle riserve - che dovevano aumentare di 2,1 milioni di barili in maggio - durerà «qualche mese», in pratica fino all’autunno, ha spiegato il presidente, così da avere «un po’ più di benzina sul mercato» all’inizio dell’estate, cioè la stagione di maggiori consumi automobilistici negli Stati Uniti. Ma non è l’unico punto del piano presentato da Bush a Washington, nel corso di una riunione dell’Associazione per i carburanti rinnovabili. Il primo provvedimento consiste infatti in un’inchiesta per accertare se i prezzi alla pompa (attualmente oscillanti intorno alla soglia psicologica dei tre dollari al gallone) non stiano subendo manipolazioni ai danni dei consumatori, in un momento in cui le compagnie petrolifere stanno realizzando profitti record e il greggio continua a bruciare record storici, fino a toccare, nei giorni scorsi, i 75,35 dollari al barile. Dell’indagine, già avviata, si occuperanno i ministeri della Giustizia e dell’Energia. Inoltre, il presidente ha invitato le grandi aziende del petrolio a reinvestire i profitti ricavati dagli alti prezzi del greggio e a fare a meno delle agevolazioni fiscali ricevute fin qui.
Ma soprattutto quello che sta a cuore a Bush è la transizione ai combustibili alternativi, specie quelli a base di etanolo, che si produce con il granturco, di cui gli Stati Uniti abbondano.
A chi compra un veicolo con il motore ibrido dovrebbe essere concesso un risparmio sulle tasse, perché «l'obiettivo degli Stati Uniti è mettere qualcos'altro nel serbatoio, che non sia petrolio». Già oggi, dice Bush, gran parte delle automobili possono utilizzare fino al 10% di etanolo, e «con un piccolo investimento i motori possono essere convertiti per bruciare fino all'85% di etanolo». Ma il futuro, sostiene ancora il presidente, è fatto di automobili elettriche per percorsi al di sotto delle 40 miglia («tutto o quasi il traffico urbano nelle grandi città») e motori ad idrogeno. È il grande sogno di una società libera «dall'intossicazione del pretrolio» mediorientale, che Bush aveva per la prima volta lanciato nel discorso sullo stato dell'Unione.
L'iniziativa del presidente è dettata da preoccupazioni economiche, ma anche elettorali. Repubblicani e democratici sono consci che il caro benzina influenzerà le scelte elettorali nel voto parlamentare del prossimo 7 novembre, nonostante il fenomeno sia, comunque, relativo: il prezzo alla pompa del carburante in Europa resta molto più caro che negli Stati Uniti.