Piano casa, Burlando: "Sì, lavoriamo insieme"

Il presidente della Liguria: "Regioni, Comuni e Sovrintendenze vanno coinvolti negli interventi". Meno burocrazia: "Noi abbiamo già varato una norma per semplificare". Case popolari: "Se si sbloccano tutti i fondi possiamo iniziare subito"

Genova - «Sono pronto a dare battaglia nell'incontro di domani fra noi presidenti delle Regioni e il presidente del Consiglio».

Eccoci, siamo alle solite. Lei, Claudio Burlando, governatore della Liguria eletto con il centrosinistra, vuole affossare il piano casa del governo e scatenare una guerra di ricorsi e controricorsi.
«Tutt’altro. Anzi, mi fa piacere che, questa volta, per affrontare la crisi economica, sia stata individuata da parte del governo l’idea di partire da un settore come quello dell’edilizia, che mi pare indubbiamente indicato e giusto. Così come avevo apprezzato l’idea di dare incentivi all’auto, che non vuol dire regalare soldi alla Fiat, ma far ripartire tutto un settore, approfittandone anche per avere benefici ecologici. Insomma, rispetto al Tremonti del 2001, questo che è più rigoroso, ma che spende meglio, mi piace molto di più».

Quindi domani lei andrà a Palazzo Chigi a dire: «Bravo Berlusconi»?
«Sono pronto a dirglielo, se prenderà in considerazione le richieste delle Regioni, permettendoci di decidere insieme la ratio degli interventi. E il decreto non mi sembra lo strumento più adatto».

Insomma, proteggerà il suo orticello.
«No, proprio perché sono d’accordo con il governo sullo spirito degli interventi, chiederò di decidere con Regioni, Comuni e Sovrintendenze, in modo che un’idea giusta non si trasformi in una colata di cemento sulla costa o che crei pericolo idrogeologici».

Ma non rischiamo di trovarci di fronte ai soliti cavilli che bloccano tutto?
«Non deve essere così. In Liguria, ad esempio, abbiamo fatto una legge sulla semplificazione degli atti. E, proprio perché non vogliamo bloccare tutto, chiederemo al governo di decidere insieme a noi il processo. Il nostro non è ostruzionismo».

Belle parole. Ma faccia esempi concreti della vostra volontà di non mettervi di traverso.
«Guardi, la mia Regione si presta alla perfezione. Se l’autocertificazione proposta per avere nuove cubature mira a un modello spagnolo, dico assolutamente di no. Se mi si propone una colata di cemento sulla spiaggia di Bordighera, di Alassio o di Rapallo, dico di no. E anche Bossi un segnale in questa direzione lo ha dato».

Ma come: a lei e al ministro Scajola è stato dedicato addirittura un libro in cui siete più o meno descritti come cementificatori impenitenti.
«Appunto. Proprio perché non lo sono dico no a interventi sconsiderati, che possono creare anche rischi idrogeologici. Qualche mese fa, durante un controllo con Bertolaso, abbiamo visto un’abitazione costruita su un torrente. Ma si può?».

Allora si iscrive al partito del no?
«Tutt’altro. Fatti salvi questi casi estremi, penso invece che le norme proposte dal governo possano andare benissimo nell’entroterra, che si sta ripopolando. Da noi, in una zona come la Valfontanabuona, sarebbe uno straordinario volano di sviluppo. E, anche sulla costa, quando costruire aiuta lo sviluppo occorre considerarlo: penso ai nuovi interventi sulle ex aree della Piaggio a Finale Ligure, a quelli negli ex cantieri di Pietra Ligure, anche a Rapallo, se permetteranno di aprire nuovi alberghi. Insomma, come in tutto, occorre equilibrio fra le varie esigenze».

Burlando, lei è stato ministro con Prodi. Ma dice cose quasi berlusconiane!
«Però criticherò il piano su due punti: il primo, fortunatamente, è superato, ma è stata la sottovalutazione della crisi per troppo tempo. Il secondo è il fatto che si insista poco sull'edilizia residenziale pubblica, per cui il governo Prodi aveva stanziato 550 milioni, poi bloccati e ora solo parzialmente sbloccati».

Ma il piano per l’edilizia pubblica non è un pallino anche di Berlusconi?
«Se sblocca tutti i fondi previsti e già stanziati, in Liguria partiamo anche da domani. Insieme: Regione e governo».