Il Piano casa del Comune approda in giunta

Venerdì va in giunta la delibera avente per oggetto «Indirizzi per il Piano casa del Comune di Roma». Un provvedimento, quello predisposto dall’assessore Alfredo Antoniozzi, molto atteso, perché potrebbe segnare un punto di svolta nelle politiche abitative. E i numeri dicono che di questa svolta c’è assoluto bisogno.
Il Piano regolatore approvato in consiglio comunale nel 2008 prevede, com’è noto, il fabbisogno di 25mila alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) per il cosiddetto «segmento debole» della domanda abitativa: famiglie a basso reddito, giovani coppie, immigrati, studenti fuori sede. Tuttavia occorre considerare altri fattori. La scarsa offerta sul mercato di alloggi di edilizia economica e popolare, la cartolarizzazione rilevante del patrimonio immobiliare pubblico, la grave crisi finanziaria, l’impennata dei valori immobiliari. Fattore non ultimo, l’erosione di quota residenziale a Roma per il cambio di destinazione d’uso verso uffici e servizi. Tenendo conto di tutti questi elementi, l’indagine del Cresme del 2009 quantifica in 48mila alloggi la vera domanda residenziale che giunge dal segmento debole.
Così ripartita: 36.600 nuclei di categorie svantaggiate in cerca di case in affitto, 4.400 studenti fuori sede, 4.200 famiglie proprietarie in forte disagio, 2.600 lavoratori fuori sede. A testimoniare la situazione, i nuclei familiari che hanno presentato al Comune domanda per una casa sono a oggi circa 42mila.
Ciò premesso, la bozza di delibera sul Piano Casa, che salvo piccoli aggiustamenti sarà quella definitiva, indica le linee di intervento complessivo del Comune.
Il Piano Casa, in una prima fase, cui seguiranno successive e periodiche verifiche, è dimensionato sull’obiettivo iniziale di circa 25mila case, localizzate in Piani di Zona già approvati. Di queste, 3mila sono destinate ad alloggi Erp. L’obiettivo sarà perseguito essenzialmente attraverso «reperimento e acquisizione di nuove aree edificabili da destinare ad housing sociale; densificazione di aree già edificabili; modifica di destinazione d’uso di zone urbanistiche o fabbricati non residenziali a favore di alloggi sociali; acquisizione di case da destinare ad alloggi Erp; utilizzazione delle residue aree residenziali nell’ambito dello Sdo».
Per fare ciò, la delibera prevede una serie di misure attuative. Ecco in sintesi le più importanti. La prima consiste nell’avviare l’iter per l’acquisizione dei 167 alloggi Erp relativi al bando del 20 maggio 2009, la seconda di far partire il nuovo bando relativo all’acquisizione di immobili di recente costruzione o ristrutturazione agibili entro la fine del 2010 (300 alloggi), poi di acquisire le case del Bando Anziani del 2007 (142 alloggi), di densificare i Piani di Zona fino ai limiti di sostenibilità urbanistica, finalizzata ai finanziamenti regionali per 5.765 alloggi di edilizia agevolata e alle compensazioni in sostituzione dell’indennità di esproprio, secondo la memoria di giunta del novembre 2008 (2.767 alloggi aggiuntivi ai 6.300 previsti). Il quinto punto mira a densificare i Piani di Zona del II PEEP (Piano di Edilizia Economica Popolare) attraverso le aree extra-standard di proprietà comunale e il cambio di destinazione d’uso dei comparti non residenziali (2.390 alloggi. Il sesto di modificare le destinazioni d’uso di zone urbanistiche di Prg (1.950 alloggi) e di fabbricati non residenziali mediante bando pubblico (1.250 alloggi e il settimo di utilizzare nei Piani urbanistici approvati la quota di edificabilità messa a disposizione del Comune o vincolata a canone concordato o solidale (3.600 alloggi). C’è poi il progetto di avviare il programma di riqualificazione degli immobili agricoli (PRIA) da destinare esclusivamente alla locazione (2.000 alloggi, quello di perfezionare lo scambio patrimoniale con la società Cam srl per l’acquisizione di 88 alloggi in località Casal Bertone-Ponte Mammolo e infine di individuare nuovi «Ambiti di riserva a trasformabilità vincolata».
La delibera prevede infine ulteriori iniziative, quali, a titolo d’esempio: utilizzare, per finalità di housing sociale, alloggi privati rimasti invenduti, proponendo incentivi di tipo urbanistico e fiscale e individuare e acquisire strutture da destinare a «Centri di Assistenza Abitativa Temporanea».