Il "piano casa" eviterà 210mila disoccupati

Misure anti crisi: secondo le stime di costruttori e sindacati nel corso del 2009 sarà emergenza lavoro: rischia il posto un operaio su otto. <strong>La polemica</strong>: <strong><a href="/a.pic1?ID=334816">&quot;Hanno cementificato il Belpaese ma ora protestano, salviamo l'Italia&quot;</a></strong>/ <em>di Vittorio Sgarbi</em>

Roma - È il conto più salato della crisi economica. Un’emorragia di posti di lavoro proprio nel settore che negli ultimi anni ha trainato, e drogato, l’economia mondiale. I sindacati e le associazioni delle imprese lo denunciano da tempo: l’edilizia nel 2009 perderà migliaia di occupati. Le stime dell’Ance, l’associazione dei costruttori, e quelle delle organizzazioni dei lavoratori coincidono: 250mila posti di lavoro lasciati per strada nel corso dell’anno. A rendere più drammatica la situazione, un paradosso. La peggiore crisi del settore è arrivata subito dopo l’età dell’oro del mattone.

Le iscrizioni alle casse edili avevano raggiunto nel maggio scorso quota due milioni. A fine anno un lavoratore edile su otto potrebbe perdere il posto. Senza contare l’esercito delle partite Iva del mattone, spesso ex muratori che si sono messi in proprio o che continuano a lavorare con le aziende, ma non da dipendenti. Sono in tutto 580mila e non si sa quanti siano quelli a rischio.
Man mano che arrivano i dati delle casse edili, il costo della crisi si palesa. Tra settembre e ottobre - spiegano Giuseppe Moretti e Massimo Trinci, segretario generale e nazionale della Feneal - secondo i primi dati, provvisori, a Napoli è scomparso il 30 per cento delle imprese e il 15 per cento dei lavoratori ha perso il posto. A Cagliari un edile su tre non ha più il posto e il 34 per cento delle imprese non versa i contributi. A Roma i lavoratori denunciati sono calati del 20 per cento. Un po’ meglio a Milano dove il calo è stato del 7 per cento per quanto riguarda i lavoratori e del cinque per quanto riguarda i lavoratori.

La metà dei 250mila posti a rischio riguardano l’edilizia privata, in particolare quella popolare. Difficile fare previsioni, ma le misure per ridare slancio al settore potrebbero salvare una buona parte di quei 100mila posti che traballano. L’altra metà riguarda le opere pubbliche. Ma su questo le stime del governo sono improntate all’ottimismo. Il ministro Altero Matteoli prevede che, con il piano triennale per le infrastrutture, si darà lavoro a 150mila persone. E che si eviteranno 60mila licenziamenti. In sostanza, si salveranno 210mila posti. Se è vero che per ogni miliardo di euro investito - come stima l’Ance - si creano 20mila posti di lavoro, anche le ultime delibere del Cipe su carceri ed edilizia scolastica (1,2 miliardi di euro) avranno un peso. Nel complesso, quindi, le misure del governo potrebbero tamponare quasi tutti gli effetti della crisi del mattone.