Piano casa: è fatta. Raggiunta l’intesa fra governo e regioni Dopo una giornata di trattative, accordo nella notte. Oggi il testo andrà al Consiglio dei ministri

Roma. È stato raggiunto nella notte, dopo una giornata di trattative, l’accordo fra governo e Regioni sul piano casa. Il testo oggi sarà sottoposto alla conferenza unificata delle Regioni per poi essere presentato al Consiglio dei ministri. Entro dieci giorni sarà pronto il dl che contiene le norme di competenza del governo quindi il testimone passerà alle regioni che entro 90 giorni devono adeguarsi ai contenuti del decreto con le proprie leggi regionali. «Abbiamo lavorato molto intensamente - ha dichiarato esausto il ministro Fitto - e l’intesa raggiunta è positiva».
È stata, quella di eri, una giornata convulsa, con tanto di rottura sfiorata nel primo pomeriggio e ricomposizione serale, grazie anche ai buoni uffici di Raffaele Fitto che ormai da settimane veste i panni del mediatore. Tanto che nell'ultimo tavolo con gli enti locali che si apre al ministero per gli Affari regionali poco dopo le nove di sera la strada è ormai in discesa. E nella notte, come detto, l’accordo.
La lunga trattativa era iniziata di prima mattina, quando riuniti nella Conferenza delle Regioni i governatori trovano l’accordo su un documento unitario, diviso in tre parti, nel quale si confermano gli aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni e del 35% nei casi di demolizione e ricostruzione, purché compiuti nel rispetto delle tecnologie di bioedilizia. Aumenti, si legge nel testo, che riguarderanno esclusivamente l’edilizia residenziale, escludendo dunque i centri storici e tutte le aree protette.
È nel pomeriggio, però, che la trattativa sembra arenarsi con il susseguirsi di una serie di tavoli tecnici e politici e con il premier Silvio Berlusconi che - né più né meno - dice in pubblico quello che da giorni va ripetendo in privato a Fitto. E quello che, seppure in altre forme e senza entrare nel dettagli del provvedimento sulla casa, è ormai diventato un leit motiv degli ultimi mesi. Il premier, infatti, è convinto che il decreto legge «leggero» sia solo un modo per rallentare una decisione che dovrebbe essere il più celere possibile. «Obama ha varato il piano Geithner in pochi giorni - ripete più d’una volta in privato - e noi stiamo qui ad arrovellarci da settimane». «Nessuna cementificazione - dice il Cavaliere in conferenza stampa - perché il mio intento è solo quello di rilanciare l’economia e l’edilizia, visto che come recita un detto francese “quando l’edilizia va, l’economia va”». E poi, aggiunge, la materia è diventata «concorrente» dopo la riforma della Costituzione «fatta dalla sinistra con quattro voti di maggioranza». «Il presidente del Consiglio», insomma, «fa quel che può». Il piano casa, conclude Berlusconi, sarà dunque messo «al vaglio» delle Regioni: «Le nostre sono d’accordo, se quelle di sinistra non lo saranno, non lo faranno». Parole che suscitano la replica piccata del presidente della Conferenza delle Regioni. «Trovo le parole di Berlusconi singolari e non comprensibili - attacca Vasco Errani - anche perché la proposta avanzata dalle Regioni è unanime e già discussa con i rappresentanti del governo». Il clima, insomma, si fa teso. E Fitto veste i panni del pompiere entrando e uscendo da Palazzo Grazioli più d’una volta. E alle nove di sera si risiedono tutti al tavolo. Con l’accordo ormai a un passo. Tanto che quando sono ormai le dieci, intercettato dai cronisti, anche uno solitamente prudente come Fitto si sbilancia. «Arriverà il decreto sul piano-casa?», chiedono tutti. «Stiamo ancora ragionando, ma potrebbe essere».
E infatti, nella notte, la notizia: governo e Regioni hanno trovato l’accordo sul piano casa: sì agli aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni uni e bifamiliari e comunque fino a 1.000 metri cubi, e del 35% in caso di demolizioni e ricostruzioni nel rispetto delle biotecnologie.