Piano casa, Franceschini ci ripensa: "Si può fare"

Il leader Pd: "D’accordo sulla burocrazia più semplice, ma
servono paletti". Le Regioni di sinistra
non ci stanno. Cgil: "Emergenza sfratti"

Roma - Franceschini ha ingranato la retromarcia sul piano casa. Dopo due settimane di dure critiche al progetto del governo per il rilancio dell’edilizia residenziale, il segretario del Partito democratico ieri ha concordato, seppur su alcuni punti, con l’impianto del decreto che l’esecutivo varerà venerdì prossimo.

«Siamo d’accordo per semplificare la burocrazia», ha spiegato Franceschini esprimendo parere favorevole anche sul «premio in cubatura da riconoscere a chi demolisce e ricostruisce nelle periferie edifici vecchi sostituendoli con quelli nuovi improntati all’efficienza energetica». Ma la possibilità di ampliare del 20% il volume degli immobili ristrutturati non deve essere un «beneficio generalizzato», anzi «va impedito nei centri storici perché subirebbero una devastazione e comunque bisogna mantenere tutti i vincoli esistenti delle sovrintendenze».

Insomma, l’aumento della cubatura va bene quando si demolisce per ricostruire ma «bisogna scongiurare il rischio che non venga tutelata la bellezza». Franceschini ha poi voluto marcare un ulteriore elemento di diversità rilanciando un «piano affitti» per coloro che non possiedono un immobile. La ricetta è quella del predecessore Veltroni: cedolare secca al 20% per i locatori, rilancio dell’edilizia popolare e incentivi a non lasciare le unità abitative sfitte. Un chiaro tentativo di recuperare consensi anche a sinistra dove la Cgil non fa mai mancare l’allarme-crisi quotidiano.

Ieri è stata la volta dell’«emergenza sfratti». Secondo il sindacato degli inquilini Sunia «nel triennio 2009-2011 perderanno la casa 150mila famiglie subendo uno sfratto per morosità». Il segretario generale Guglielmo Epifani ha ripetuto che «il governo non dà risposte» chiudendo il cerchio del pessimismo che si autoalimenta.
Il dietrofront di Franceschini rischia così di non rivelarsi risolutivo. Anche perché governatori di area democratica sono sul piede di guerra perché vedono minacciate le loro prerogative. La seduta straordinaria della Conferenza unificata di mercoledì a Palazzo Chigi, che sarà presieduta dal premier Berlusconi, non è anticipata da presagi favorevoli. Il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani, ha ribadito che «un decreto per gestire una materia concorrente tra Stato, Regioni e Comuni è uno strumento improprio».

Ancor più ostili i toni del presidente della Toscana, Claudio Martini. «Se il governo vorrà andare avanti con un decreto così invasivo, ci troveremo costretti a difendere la storia e la cultura delle nostre leggi urbanistiche facendo ricorso contro il provvedimento alla Corte costituzionale», ha detto il governatore toscano preannunciando la presentazione di una proposta alternativa per lo snellimento delle procedure. Già di per sé poco rassicuranti, le dichiarazioni dei due leader delle Regioni rosse sono infarcite di espressioni del tipo «condono preventivo» o «caos dove tutti potranno fare ciò che vogliono».

Il lavoro di Berlusconi e del ministro per i Rapporti con le Regioni Fitto non sarà facile perché non si riesce a stabilire dove finisca il legittimo diritto a esprimere riserve e dove cominci la polemica politica «a prescindere» nei confronti dell’esecutivo. Il governatore laziale del Pd, Piero Marrazzo, ha annunciato il proprio «no». La Regione Lazio, ha spiegato, ha già stanziato 550 milioni di euro per le politiche della casa e ha sbloccato altri 300 milioni per la costruzione di nuovi alloggi. Se interviene il pubblico, perché lasciare spazio all’iniziativa privata con il piano casa?