Il piano Draghi: 40 sedi locali saranno chiuse

da Roma

Una sostanziosa riduzione delle filiali della Banca d’Italia sul territorio è prevista in un documento che il governatore Mario Draghi presenterà ai sindacati entro la fine del mese: sarebbero, secondo anticipazioni di fonti informate, una quarantina le filiali da chiudere, sulle 99 complessive. Il piano di riorganizzazione riguarderebbe soltanto le sedi periferiche dalla banca centrale, mentre per il momento non prevede interventi sulla sede di Roma. La chiusura delle filiali richiederà molto tempo: i sindacati parlano di dieci anni per completare il riassetto di Bankitalia a livello locale. Sarebbe inoltre confermata la chiusura dell’Ufficio italiano dei cambi, che confluirà nella Banca con i suoi dipendenti. Nelle sedi periferiche lavora circa la metà degli oltre 8mila dipendenti della banca centrale. Per molti di essi si prospettano trasferimenti, e i sindacati interni si preparano a uno «scontro duro» con il governatore Draghi e il neo direttore generale Fabrizio Saccomanni. «Dire a un dipendente con figli di trasferirsi da una città all’altra significa costringerlo alle dimissioni», spiegano i sindacati, che temono inoltre una vendita delle sedi da chiudere, molto spesso collocate in palazzi prestigiosi. Gli stessi sindacati interni ricordano che soltanto tre anni fa, sotto la gestione Fazio, era stato approvato un piano di rafforzamento delle sedi periferiche, ed erano state fatte molte assunzioni. Ma Draghi sembra deciso ad andare avanti sulla strada della razionalizzazione. In un incontro coi sindacati, due mesi fa, aveva già sottolineato la scarsa efficienza di numerose sedi locali, e ha deciso di attribuire al Consiglio superiore il potere di determinarne il numero. Il piano di razionalizzazione sarà consegnato nei prossimi giorni al sindacato, e una decina di giorni più tardi incomincerà la trattativa.