Il piano Eni ed Enel insieme contro l’anidride carbonica

Il primo passo era stato compiuto il 20 febbraio scorso. Eni ed Enel avevano firmato una lettera d’intenti per sviluppare «uno studio di fattibilità congiunto sulla cattura, trasporto e sequestro dell'anidride carbonica». Quello successivo, che porterà alle prime azioni concrete contro l’inquinamento, avverrà oggi sotto lo sguardo attento e certo soddisfatto di Stefania Prestigiacomo, fresca reduce dalla battaglia sul clima di Lussemburgo. Davanti al ministro, nella sede del dicastero dell’Ambiente, l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni e quello di Enel Fulvio Conti sigleranno un «Accordo strategico di cooperazione per lo sviluppo delle tecnologie di cattura, trasporto e stoccaggio dell’anidride carbonica (CO2) e per la realizzazione congiunta del primo progetto italiano in questo campo». Dalle parole, ai fatti, insomma perché la collaborazione tra i due colossi dell’energia, come aveva spiegato a suo tempo Conti «offre all'Italia l'opportunità di essere in prima fila nello sviluppo delle tecnologie più innovative, come la cattura dell'anidride carbonica, sulle quali si sta concentrando l'interesse delle istituzioni e delle maggiori aziende dell'energia europee e statunitensi». Se infatti le moderne tecnologie consentono di aumentare decisamente l'efficienza delle centrali termoelettriche e di abbattere drasticamente l'emissioni di polveri, anidride solforosa e gli ossidi di azoto, resta da risolvere il problema dell'immissione in atmosfera di gas ritenuti responsabili del cambiamento climatico, come appunto l'anidride carbonica che si genera durante la combustione.