Il piano per evacuare i nomadi? Pronto dal 2002

Non è stato mai attuato per l’opposizione di molti Comuni del centrosinistra

I numeri parlano chiaro: sono cinquemila i rom ospitati sul territorio di Milano e milleseicento quelli che occupano aree in altri ventitré Comuni della Provincia. Avete letto bene: un esercito di cinquemila persone spalmate su Milano e un battaglione di milleseicento e trenta nomadi sull’intera Provincia ovvero sui 187 Comuni del Milanese. Che, per gli amanti della statistica, vuol dire una media di otto rom a carico di ogni amministrazione della Provincia.
Ma questo rapporto significa pure che, sino ad oggi, Milano ha pagato il prezzo più caro, come sostiene il vicesindaco Riccardo De Corato: «I Comuni dell’hinterland si sono troppo disinteressati del problema, non trovando alcuna soluzione, mentre Palazzo Marino continuava ad ospitarne cinquemila, a mettere in piedi otto campi regolari e, dettaglio, a investire qualcosa come venti milioni di euro negli ultimi cinque anni vuoi per la manutenzione vuoi per la messa in sicurezza dei campi e la costruzione di nuove aree». Virgolettati seguiti da quelli di esponenti di An e della Lega che di fronte al rapporto Milano-Provincia (di tre rom contro uno) vanno letteralmente in escandescenza. Ma per fortuna, oggi, quella rom è un’emergenza che le istituzioni (amministrazioni comunali dell’hinterland comprese) sotto la regia della Prefettura si preparano ad affrontano con la creazione di piccoli insediamenti (50-60 rom ognuno) sia ai margini del territorio di Milano che nei Comuni dell’hinterland.
Percorso che, denunciano dagli uffici di Palazzo Marino, si poteva compiere già cinque anni fa: esattamente nel settembre 2002, quando l’allora commissione «nomadi» presieduta dal sindaco di Cinisello Balsamo, Daniela Gasparini (oggi, assessore nella giunta provinciale guidata da Filippo Penati, ndr) elaborò una «relazione propositiva per diversificate soluzioni». Quale? «Rom evacuati da Milano dovrebbero trovare dimora nei Comuni della Provincia, attraverso l’individuazione di aree da attrezzare ovvero attraverso l’assegnazione provvisoria di alloggi di proprietà comunale, là dove vi è tale possibilità». Sì, il piano che nel gennaio 2007 si tenta di far decollare. Domanda: come mai, nel settembre 2002, non si diede il via libera al progetto, pur riconoscendo «che Milano ha dei costi, disagi e, talvolta, problemi di ordine pubblico per ospitare 5000 rom»? La risposta sta nelle cronache dei giornali, nelle amministrazioni della Provincia governate dal centrosinistra che insorsero all’idea di accollarsi l’onere di ospitare i rom. E il risultato sono le situazioni di grave abusivismo e degrado igenico-sanitario che a Milano rischiano di trasformarsi in tragedie.