Un piano per fare centro

«Eppur si muove...». Il dibattito sul partito unitario del centrodestra è in orbita e Silvio Berlusconi potrebbe prendere in prestito la frase galileiana per commentarne il percorso ellittico che egli stesso aveva inaugurato con il «lancio» del 26 aprile quando nel discorso a Montecitorio che chiudeva la crisi di governo e «l’infinita stagione della verifica» il premier parlò per la prima volta di «casa comune del centrodestra». Sono trascorsi quasi due mesi e quell’intervento del leader della Cdl alle Camere acquista sempre più importanza e significato. Berlusconi ha colto la crisi della coalizione e cerca - come ha spiegato ieri a Milano il presidente del Senato Marcello Pera - una «ripartenza della politica». Un recentissimo studio del Centro Interdipartimentale di Ricerca sul Cambiamento Politico dell’Università di Siena, diretto dal professor Maurizio Cotta, spiega che «la fine della crisi propone una fattispecie in qualche misura inedita per la politica italiana (...). Gli elementi di dissidio o divergenza su singoli aspetti, che in parte permangono anche dopo la formazione del nuovo gabinetto, determinano un cambiamento di ritmo nella proposta politica di Berlusconi, il quale scommette su un’azione politica più efficiente (...) e addirittura rilancia un disegno politico, quello del partito unico di centrodestra, che egli stesso aveva rimosso o comunque non utilizzato di recente». Il cambiamento di ritmo e il disegno politico in queste settimane stanno prendendo forma e rimettono in discussione i piani di chi immaginava uno scenario senza Berlusconi e senza Forza Italia. I tasselli della «ripartenza» si stanno unendo in un mosaico a cui ieri si sono aggiunti altri elementi: il convegno con Marcello Pera e Roberto Formigoni a Milano, le mosse di Gianni Alemanno in An, le parole di un osservatore speciale della politica italiana come Fedele Confalonieri. L’astro nascente di An e il presidente di Mediaset ieri hanno citato il presidente della Regione Lombardia come uno dei cavalli su cui scommettere per il futuro del centrodestra, ma chi vede in queste sortite per niente coordinate il lancio di una candidatura di Formigoni si sbaglia. È stato lo stesso presidente lombardo a chiarire che «il leader per il 2006 è Berlusconi». In gioco in realtà c’è il futuro del centrodestra, il contenitore politico e i suoi programmi. È stato Berlusconi a metterlo in evidenza più volte. L’incontro tra Pera e Formigoni, in particolare, è stato preparato con cura, preceduto nei giorni scorsi da un faccia a faccia tra i due esponenti delle istituzioni, il laico e il cattolico, che rappresentano i due poli di una batteria che vuol ridare energia al centrodestra. Secondo l’analisi dell’entourage del presidente del Senato e del presidente del Consiglio, il nuovo rapporto tra laici e cattolici è stato rilanciato dal risultato del referendum sulla procreazione. «Un’occasione da non perdere», uno «tsunami politico» che i sismografi del centrosinistra non sono riusciti a prevedere e addirittura maldestramente hanno contribuito a scatenare. Il presidente Formigoni - e i politici di matrice cattolica come Pier Ferdinando Casini - rappresentano un asse di valori irrinunciabile per un’alleanza vincente. Il rapporto tra Formigoni e la cosiddetta società civile fatta di associazioni e movimenti - in particolare Comunione e Liberazione - è considerato una risorsa primaria. La posizione neo-movimentista della Conferenza episcopale italiana, la verve degli articoli del quotidiano della Cei, Avvenire, sono osservati con attenzione da un centrodestra che lavora alla fase costituente del partito unitario. Berlusconi, da non-professionista della politica, ne ha colto le potenzialità e da uomo che viene dall’azienda che ha sempre esaltato «il fare», ieri ha ribadito che «non dobbiamo perdere tempo. Personalmente ho già aderito a nome di Forza Italia al progetto di cominciare questo nuovo percorso alla fine di luglio con una grande assemblea nazionale che nomini il Comitato costituente del nuovo soggetto». Ecco perché sempre ieri il «gruppo di Todi» ha lanciato un appello affinché i partiti della Cdl si pronuncino a favore di un'Assemblea nazionale da tenersi a fine luglio, che a sua volta nomini un Comitato costituente che definisca lo statuto e il Manifesto del partito unitario. È una sollecitazione diretta a An e Udc, i due partiti che nei primi giorni di luglio terranno rispettivamente l’Assemblea nazionale e il Congresso. L’analisi degli eventi degli ultimi mesi - l’elezione di Papa Benedetto XVI, il no di Francia e Olanda alla Costituzione Ue e l’astensione di massa nel referendum sulla procreazione in Italia - ha suggerito agli architetti del partito unitario «uno scenario che chiude la politica degli anni Novanta». «Si chiude la fase in cui Berlusconi aveva giustamente inserito nella Cdl il filone politico del reaganismo e del thacherismo, si apre un’epoca dove riemergono i valori dell’identità culturale, del sentimento religioso, del rapporto tra laici e cattolici» dicono da Palazzo Madama. Pera lavora da tempo alla cornice ideologica del futuro partito unitario e il suo intervento di fronte al pubblico milanese era puntato su tre temi: difesa dell’Occidente, nuovo europeismo e ridefinizione del rapporto laici e cattolici.
In questo scenario, non è un caso che proprio Milano sia il luogo dell’incontro tra la cultura laica e quella cattolica. Milano non è solo capitale dell’industria italiana, ma anche capitale del volontariato e dell’associazionismo. E se il processo, come ha detto Berlusconi, «deve partire dal basso e non dal vertice», non è affatto casuale che l’iniziativa del Piccolo Teatro sia stata promossa da tre fondazioni: la Fondazione per la Sussidiariètà di Giorgio Vittadini, Magna Carta e la Fondazione Europa Civiltà.
Milano è sempre stata laboratorio politico del Paese, qui nel luglio del 1943 il Movimento guelfo lombardo e Alcide De Gasperi lanciarono i dodici punti del «programma di Milano». Fu il primo atto della nascita della Democrazia cristiana, il partito che per cinquant’anni governò l’Italia.