Il piano del governo era pronto già da giugno

Fabrizio Ravoni

da Roma

Sarà pure una coincidenza, frutto di un comune sentire per i tanti anni che hanno lavorato insieme. Ma fin dall’inizio dell’estate, lo «schema Rovati» di ristrutturazione della Telecom (scorporo e quotazione della rete di infrastrutture, con ingresso della Cassa depositi e prestiti) sarebbe stato prospettato da Massimo Tononi, sottosegretario all’Economia, in una serie di incontri (più o meno riservati) avuti con operatori finanziari.
Una circostanza che cambia le tesi fin qui sostenute da Palazzo Chigi sulla vicenda Telecom. E che smonta il piano difensivo di Prodi e Rovati. Con il presidente del Consiglio che dice: non sapevo nulla del progetto. E il suo responsabile della segreteria tecnica che si addossa le responsabilità: il piano l’ho fatto io a livello artigianale.
Con Tononi che ne parla agli operatori fin dall’inizio dell’estate, calcando il ruolo che nell’operazione avrebbe avuto la Cassa depositi e prestiti, cambia la prospettiva. E non di poco. Tononi è un esponente di governo. Quindi, è il governo che da tempo lavora sulla ristrutturazione di Telecom; e non più un collaboratore del presidente del Consiglio che invia a Tronchetti Provera uno schema all’insaputa del suo capo. Come Rovati e Prodi vogliono far credere.
Per queste ragioni, la quotazione della rete Telecom, con ingresso della Cassa depositi e prestiti, era uno dei segreti meglio o peggio custoditi (a seconda i punti di vista) di Roma. Tutti gli operatori del settore conoscevano il progetto. In quanto informati da un sottosegretario.
Con un particolare. Il sottosegretario in questione viene dalla Goldman Sachs. Sempre dalla Goldman Sachs viene anche Claudio Costamagna, consulente di Murdoch nell’affare Telecom. Pure lui amico da anni di Romano Prodi, come Angelo Rovati. Al punto che la moglie di Costamagna ha finanziato la campagna elettorale del Professore. E chi raccoglieva i fondi per Prodi? Proprio Rovati.
Questo intreccio di amicizie porta a credere che il progetto inviato a Tronchetti Provera con biglietto autografo di Rovati, non sia stato elaborato «autonomamente» dal collaboratore di Prodi. Ma da mani esperte. Incidentalmente Tononi e Costamagna hanno lavorato per anni nello stesso team della Goldman Sachs. Ed ancora. Rovati non può più dire che il suo è stato un «lavoro artigianale» messo in piedi con un suo amico. O meglio, può essere vero: se l’amico in questione è Tononi o Costamagna. Resta da capire se Tononi abbia informato il proprio ministro, Padoa Schioppa, di questi suoi colloqui con gli operatori e se gli abbia detto l’argomento: l’ingresso della Cassa depositi e prestiti nella rete di infrastrutture di Telecom.
Una circostanza non secondaria. Se l’ha informato, ne erano a conoscenza: il capo della segreteria tecnica di Palazzo Chigi, il sottosegretario all’Economia, il ministro dell’Economia. Se non ha detto nulla a Padoa Schioppa, vuol dire che Tononi lavorava per Palazzo Chigi, tenendolo all’oscuro di operazioni per le quali serve la firma del ministro dell’Economia. Ma a questo punto Prodi doveva sapere.