«Un piano per integrare i bimbi islamici»

«Scriverò alle mamme perché pensino al futuro delle figlie: serve cultura della libertà»

Sabrina Cottone

La scuola islamica di via Quaranta è illegale e va chiusa. E la soluzione trovata dal prefetto, Bruno Ferrante, prevede di inserire nelle scuole pubbliche i cinquecento bambini di via Quaranta. C’è però una pattuglia di genitori «irriducibili» decisi a ricorrere all’istruzione paterna, che in sostanza significa non portare i bambini a scuola. L’azzurra Tiziana Maiolo contesta questa possibilità: «Mi lascia molto perplessa. L’istruzione paterna può andare bene per italiani in condizioni particolari, ma questi bambini e queste bambine come impareranno anche solo l’italiano a casa? Per non parlare della storia e della geografia». L’assessore alle Politiche sociali rilancia e si prepara a organizzare corsi di istruzione per sole donne. Il progetto è allo studio di dirigenti e funzionari dell’assessorato alle Politiche sociali, sono stati individuati centomila euro e lei ha già in mente la lettera da spedire a tutte le famiglie interessate: «Voglio lanciare un programma specifico per le bambine. Organizzeremo corsi d’italiano in cui poi siano presenti anche le mamme per cercare di introdurre i diritti delle donne».
L’assessore intende scrivere «una lettera accorata», in cui inviterà le madri a pensare al futuro delle loro figlie: «Scriverò loro che se intendono vivere in Italia, è bene fare tutti i passi per favorire l’integrazione ed evitare il razzismo. E il nostro corso va in quella direzione». La Maiolo insiste sulla necessità di educare le giovani alla cultura della libertà prima possibile: «A dieci-dodici anni scatta la protezione familiare che di fatto diventa un giogo maschile: si impone di coprire il corpo, poi si passa ai matrimoni combinati. È vero che devono essere loro a liberarsi, ma vanno aiutate».
L’assessore risponde alle critiche di chi la accusa di voler imporre la cultura occidentale: «I veri razzisti appartengono a quella sinistra che di fatto vuole impedire l’integrazione. Non dico di strappare il velo e mettere le minigonne e non ho niente contro chi liberamente sceglie il velo. Ci mancherebbe. Ma ci sono moltissime giovani nate qui alle quali dovrebbe essere concesso di scegliere. Per questo vorrei che studiassero. Non possiamo accettare che nella nostra società vivano donne sepolte vive. La sinistra dice che dobbiamo rispettare chi ci dice che il corpo femminile è impuro e per questo va coperto? No, non lo accetto».
Il prossimo anno il Comune ha intenzione di replicare anche i doposcuola di integrazione che lo scorso anno sono stati una soluzione per settantatré bambini egiziani, tra i quali otto giovani di via Quaranta. «Due o tre ragazzine di via Quaranta che hanno frequentato il doposcuola non sono più volute tornare in quella scuola» racconta Maiolo. E l’assessore esclude che queste iniziative abbiano come obiettivo quello di allontanare le giovani dalla cultura di provenienza: «Con le nostre iniziative di accompagnamento dei bambini in evasione scolastica, cerchiamo di mantenere vive anche le loro origini. I nostri doposcuola hanno preparato trenta ragazzi che frequentavano la scuola italiana a sostenere l’esame al consolato egiziano. Inoltre abbiamo tradotto in egiziano i programmi italiani e in italiano i programmi egiziani per favorire il bilinguismo».