Il piano Mastella-Casini agita i Poli

da Roma

Il progetto a doppia firma Mastella-Casini di costituire insieme «un grande centro» non piace affatto ad An, Forza Italia e Lega. E anche se l’Udc si affretta a precisare che l’intenzione non è quella di «entrare nel centrosinistra», come molti accusano, «ma essere un’alternativa al nascente Pd», la critica degli alleati è praticamente unanime. A presentare il progetto in cantiere degli eredi della Dc (a cui Mastella e Casini lavorano da mesi), due interviste parallele: «Proviamo ad aggregare quell’area moderata, cattolica e riformista che al momento non si sente rappresentata da nessun partito», annuncia il segretario Udc Lorenzo Cesa dalle pagine del Messaggero. «Una forza di questo tipo non scenderebbe sotto il 10%. Probabilmente sarebbe il terzo partito in ampie zone del Paese, a cominciare dal Mezzogiorno, supereremmo An», pronostica Mastella dalle pagine di Repubblica.
La polemica è immediata. Tra i primi a commentare, facendo notare una «certa confusione politica», il vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. Mentre Casini e Cesa «pur polemizzando con Berlusconi e Forza Italia, ribadiscono che non solo non appoggeranno l’attuale governo, ma anche che saranno sempre alternativi alla sinistra», al contrario «Mastella sostiene che il cosiddetto “grande centro” dovrebbe preferibilmente allearsi con la sinistra. Allora - ironizza Cicchitto - delle due l’una: o tra Mastella e Casini-Cesa c’è una netta divergenza politica di tipo strategico, e allora questo nuovo centro non esiste neanche in ipotesi, oppure siamo di fronte ad una notevole confusione politica». Di «status confusionale», che «regna sovrano» parla anche l’esponente di An Altero Matteoli, che avverte: «Occorre ridare la parola agli elettori».
In un’altra zona del partito di via della Scrofa, i toni rispetto al «progetto in itinere» sono anche più duri. A cominciare da Maurizio Gasparri: «Una volta, ad agosto, per ravvivare le cronache si annunciava la comparsa del mostro di Lochness». Ora «l’oggetto inesistente» è il grande centro, «vagheggiato dai nostalgici del tempo delle mani libere, cioè “prima mi voti poi ti dico con chi mi alleo”. Un modo - accusa - per stare sempre al governo, oggi con la sinistra, domani con la destra». Posizione a cui si allinea anche Daniela Santanchè, ponendo un’interrogativo: «Mastella-Casini: chi passa dall’altra parte? Se è il primo a passare nel centrodestra, allora se ne può parlare. Ma in caso contrario, il progetto non ha senso. Con la politica di questo governo mi riesce difficile immaginare i cattolici insieme alla sinistra radicale». Intanto negli ambienti dell’Udc, se il ritornello per tutta la giornata, ripetuto anche dal presidente Rocco Buttiglione, è «il centro che si ha in mente è assolutamente alternativo alla sinistra. Nessuna alleanza con il Pd», c’è anche chi, come Carlo Giovanardi, ricorda a qualche «collega smemorato» come, per scegliere il progetto del centro di cui parla Mastella, «l’Udc dovrebbe convocare un congresso straordinario».
Durissima la Lega. «I democristiani hanno già rovinato il Paese una volta, costruendo il più grande debito pubblico del mondo - tuona Roberto Castelli -. Non sentiamo affatto la necessità di una nuova balena bianca, abbiamo già dato». Lapidario il leader, Umberto Bossi: «Il 10% non basta per vincere le elezioni. Vince solo chi fa l’accordo con la Lega perché si vince al Nord».
In serata, dopo il tam tam delle polemiche, Casini affida a Michele Vietti il compito di spiegare la strategia del suo partito. «Il nostro obiettivo è mandare Prodi a casa il prima possibile», spiega Vietti assicurando che la proposta di Mastella va vista come «il punto di arrivo» di un percorso che passa attraverso l’approvazione di una riforma elettorale basata sul modello tedesco.