Il piano Milan: «Dopo Ancelotti, Rijkaard»

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Milano - Squilli di tromba a Milanello: arrivano i rinforzi. Il primo della lista è Alessandro Nesta, da oggi in panchina contro l’Atalanta e pronto a rientrare in pista dopo mesi di assenza a causa di un lungo infortunio alla spalla (operazione a Parma, riabilitazione a Miami). «Qualcuno se l’è dimenticato ma si tratta di uno dei migliori difensori del mondo» detta Ancelotti e il giudizio risuona come uno schiaffo nei confronti di critica e Nazionale che l’han presto messo in un cantuccio. Squilli di tromba anche per Ricardo Oliveira, restituito finalmente alla serenità (sua sorella Maria Lourdes è stata liberata dai rapitori) e perciò ripresentato oggi a San Siro nella speranza che il ricostituito trio brasiliano Ro-Ka-Ol possa procurare il risveglio del discusso brasiliano. «Prima o poi se uno fa bene in allenamento è destinato a ripetersi anche in partita» la convinzione di Adriano Galliani che ieri pomeriggio si è fermato ai bordi del campo centrale del collegio rossonero per seguire da vicino la performance dell’ex bomber della liga spagnola.
Il Milan a tre punte è una scelta inevitabile. Non solo perché si tratta dello schieramento gradito al presidente Silvio Berlusconi. Negli ultimi 11 turni del campionato il Milan non può sbagliare una mossa se vuole centrare il quarto posto che vuol dire posto in Champions per la prossima stagione ma anche Ronaldinho sul calcio-mercato. Un passaporto per la felicità, insomma. «Se riuscissimo a ripetere il recente rendimento, cioè 26 punti in 11 partite, ce la faremmo di sicuro» è il convincimento di Ancelotti lesto nel difendere Dida reduce dallo svarione del derby («c’è troppa diffidenza nei suoi confronti nell’ambiente») e a non lasciarsi condizionare dai desiderata di Seedorf (vuol giocare 3/4ista). Oggi rimane fuori dallo schieramento.
Su due argomenti invece Ancelotti è deciso a sfidare persino l’impopolarità. Uno riguarda le sfide di Champions league e il Manchester, una delle squadre più titolate e anche «più in forma» secondo Carletto stesso. «Di sicuro il Manchester non giocherà la finale, l’unica cosa che non so dire se per merito della Roma o del Milan» il suo pronostico impegnativo. Sull’altro, il proprio contratto, è ancora più sicuro. «Garantisco: il prossimo anno sarò ancora al Milan» la frase che cancella ogni improbabile voce di separazione. Anzi, a rileggere le parole di Ancelotti, il lamento riguarda il contrario, il rinnovo lontano (il legame coi rossoneri è in scadenza nel giugno del 2008). «Coi se e con i ma non si costruisce il futuro» la sua chiosa filosofica.
Ancelotti resta al Milan. Non solo ma il suo successore ha un nome e un cognome ricorrente nella storia berlusconiana del club. Adriano Galliani è il primo a confidare in pubblico: «Consiglio al Real di tenersi stretto Capello, penso che Rijkaard rimarrà al Barcellona, quando chiuderà con gli spagnoli potrà diventare una valida ipotesi per la nostra panchina». Come si capisce al volo non si tratta di uno scenario da calcio-mercato ma di una scelta pianificata che si ricollega all’acquisto di Ronaldinho e che spazza via dagli orizzonti candidature autorevoli come quella di Marcello Lippi. «Ho sempre detto che chi è stato nel Milan da calciatore e ha vestito la sacra maglia ha un vantaggio in più rispetto ad altri» è l’aggiunta di Galliani. Lippi esce di scena, la staffetta tra Ancelotti e Rijkaard già pronta. L’ex ct campione del mondo, contattato in modo informale, avrebbe voluto mettere becco nel mercato, sulle scelte strategiche.