Il piano di Padoa Schioppa: conti a posto, ma solo nel 2008

Il ministro vuol chiedere all’Ue un anno in più per il rientro dal deficit. Un banchiere di Goldman Sachs e il verde Cento tra i sottosegretari

Gian Battista Bozzo

da Roma

Un messaggio ai dipendenti di via XX settembre, ed incontri con il direttore generale Vittorio Grilli e il ragioniere generale Mario Canzio, entrambi confermati nei loro ruoli. La prima giornata da ministro dell’Economia, per Tommaso Padoa Schioppa, è quella della ricognizione. Da qui ai primi di giugno si verificherà la situazione della finanza pubblica. La strada da percorrere è «ripida», dice il ministro nella sua lettera di saluto. Le eventuali decisioni su una manovra correttiva dei conti 2006 arriverà soltanto dopo la riunione Ecofin del 6 e 7 giugno prossimi. «Non è ancora il momento di parlare», conferma Padoa Schioppa ai giornalisti che l’intercettano al Senato.
A Bruxelles, il neoministro incontrerà il commissario agli Affari economici Joaquin Almunia per discutere la situazione dei conti italiani, e solo successivamente deciderà sul da farsi. La parola d’ordine è «prudenza», perché una manovra correttiva potrebbe avere effetti controproducenti sull’economia reale. Non si esclude dunque - anzi è probabile - che il governo chieda alla Commissione Ue più tempo, almeno un anno, per rientrare sotto il parametro del 3% nel rapporto deficit-pil. Lo stesso Prodi sembra orientato a percorre un tour delle principali capitali europee, per discutere la possibilità di un rinvio da fine 2007 a fine 2008 (obiettivo minimo) o forse più.
«Se possiamo, la evitiamo», conferma Pierluigi Bersani parlando dell’eventualità della manovra correttiva. «Dobbiamo vedere i conti, poi sentire l’Europa - aggiunge il neo ministro dell’Attività produttive - e fra un paio di settimane avremo le idee più chiare per decidere». Bruxelles ipotizza per il nostro Paese un deficit del 4,1% a fine anno, superiore al 3,8% concordato da Giulio Tremonti con l’Europa. Ma il fabbisogno di cassa sembra andare bene, e le entrate fiscali pure, grazie alla ripresa dell’economia. Le opzioni sono, dunque, aperte.
Se Padoa Schioppa comincia la ricognizione sui conti, il viceministro con delega alle Finanze, Vincenzo Visco, si concentra sulla sua «missione»: la lotta all’evasione fiscale. La priorità del governo, annuncia il «roccioso scienziato delle Finanze» (originale definizione di Repubblica), sarà quella di far pagare le tasse a chi le sfugge. «Non credo che il governo precedente abbia fatto alcuna lotta all’evasione - dice Visco, al termine del giuramento dei sottosegretari - : ci sono state solo misure propagandistiche e inesistenti. Il governo - aggiunge - vuole anche ridurre l’imposizione fiscale laddove è troppo elevata». Nei giorni scorsi, su alcuni importanti quotidiani, sono apparsi ampi articoli sul fenomeno delle evasione. Un battage che ad alcune categorie, lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti, è parso quasi l’annuncio di una stretta fiscale che li riguarda. Bisognerà poi incominciare a studiare i contorni del taglio di 5 punti del cuneo fiscale-contributivo a vantaggio delle imprese (costo 10 miliardi di euro circa) promesso in campagna elettorale e confermato dal premier ieri in Senato.
Nella giornata di ieri c’è stato anche il primo incontro del ministro dell’Economia con i suoi sottosegretari. Sono sette in tutto, compresi i due - Visco e Roberto Pinza - che presto saranno nominati viceministri. Gli altri cinque sono Mario Lettieri, esperto della Margherita in questioni economiche e bancarie; Antonangelo Casula, ex sindaco ds della cittadina mineraria sarda di Carbonia; Alfiero Grandi, parlamentare ds ed ex sindacalista della Cgil; il parlamentare verde Paolo Cento; un sottosegretario tecnico, Massimo Tononi.
Tononi è un banchiere emergente del grande gruppo finanziario internazionale Goldman Sachs. Bocconiano di 41 anni, fino a pochi giorni fsi trovava a Londra fra i managing director della banca d’affari in cui lavorava il governatore di Bankitalia Mario Draghi, quella Goldman Sachs di cui lo stesso Romano Prodi è stato, in passato, consulente. Tononi è stato anche fra i collaboratori del premier durante la presidenza dell’Iri. Certo, vedere insieme al ministero dell’Economia due sottosegretari così diversi come un banchiere d’affari - Tononi, appunto - e un parlamentare ambientalista e sicuramente poco ortodosso come Paolo Cento, soprannominato er Piotta, fa una certa impressione. Insieme con un ex sindaco esperto di miniere (Casula), un ex sindacalista della Cgil (Grandi), un ex professore di Gallicchio (Lettieri) e un avvocato di Forlì (Pinza), compongono una squadra certo non convenzionale per l’Economia.