Il piano-parchi non sboccia: ritirata la legge della discordia

Stop alla legge sui parchi regionali. La sinistra parla di «vittoria»,
il centrodestra parla di «fraintendimento». Fatto sta che l’emendamento
è stato ritirato. Ad annunciarlo nell’aula del Consiglio regionale è lo stesso
assessore al Territorio Davide Boni

Stop alla legge sui parchi regionali. La sinistra parla di «vittoria», il centrodestra parla di «fraintendimento». Fatto sta che l’emendamento è stato ritirato. Ad annunciarlo nell’aula del Consiglio regionale lombardo, durante la discussione della legge urbanistica, è lo stesso assessore al Territorio Davide Boni. Torna quindi in commissione il provvedimento che affidava alla Regione il compito di decidere sulle varianti urbanistiche se non c’era accordo fra un Comune e l’ente parco coinvolto. Lasciando di fatto al Pirellone l’ultima parola.
Gli ambientalisti si sono ricacciati in gola tutte le polemiche contro le varianti urbanistiche e hanno ripiegato bandiere e striscioni di protesta. Un passo indietro? Più che altro un fermo, arrivato dopo la smentita chiesta dal Pirellone alle dichiarazioni dell’assessore milanese all’Urbanistica Carlo Masseroli contro la legge regionale. «Mai parlato di legge ammazzaparchi - corregge il tiro Masseroli -. Non può essere considerata così la legge sul territorio, come se ci fosse un accordo tra Comuni e Regione Lombardia per cementificare gli spazi verdi». Ad appianare le polemiche interviene anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti: «C’è pieno accordo con la Regione». Legge «ammazzaparchi» o no, la Regione non avrebbe comunque potuto consentire ai Comuni di gettare indisturbati, come qualcuno ha pensato, colate di cemento sulle aree verdi. «L’emendamento, così com’era stato proposto - spiega Milena Bertani, presidente del Parco del Ticino - non poteva assolutamente produrre scempi». Entrando nello specifico del Parco del Ticino, la Bertani sostiene che «il regolamento è talmente rigido e pieno di vincoli, che non sarebbe in ogni caso facile intervenire facilmente con varianti urbanistiche. Ci sono strumenti di tutela enormi». Giulio Boscagli, capogruppo di Forza Italia, legge dietro il ritiro dell’emendamento «una scelta più attenta alle esigenze interne della Lega che alla difesa del territorio».
«Ora - si ripromette l’opposizione senza abbassare la guardia - vigileremo perché l’emendamento cacciato dalla porta non rientri in futuro dalla finestra». I timori della sinistra rimangono: «L’emendamento - sospetta Luciano Muhlbauer a nome del Prc - avrebbe aperto il verde agli appetiti edilizi di molti potenti. È chiaro che Boni faccia l’esecutore materiale del partito degli affari».
«Abbiamo sconfitto il tentativo della Regione di far diventare i parchi più grigi - aggiunge il capogruppo dei Verdi, Carlo Monguzzi -. Masseroli vuole cementificare tutta Milano. Non vuole toccare il Parco Sud, ma utilizzare le aree intorno».
In realtà il centrodestra non parla di sconfitta ma dà la colpa della fine fatta dall’emendamento alla «strumentalizzazione cavalcata dall’opposizione» che lo hanno fatto passare agli occhi della gente come un provvedimento «pensato per la demolizione dei parchi a seconda della verve edificatoria dei sindaci».