Piano regolatore, inizia la lunga battaglia

Michela Giachetta

Il piano regolatore, dopo un iter lungo e complesso, arriva in aula Giulio Cesare. E vi resterà tutta la settimana. È cominciato ieri il dibattito in consiglio comunale sul documento che, così sostiene la maggioranza, «cambierà volto alla capitale». L’assessore all’Urbanistica Roberto Morassut ha presentato la sua relazione, sintetizzando i passaggi chiave di questi cinque anni di percorso del piano regolatore della città. E chiarendo che le oltre 7mila osservazioni sollevate dai cittadini «non hanno stravolto, ma anzi rafforzato, gli elementi fondamentali di questo strumento urbanistico, che si basa sulla tutela del sistema ambientale, sul potenziamento delle infrastrutture, sulla valorizzazione della dimensione storica della città, sul decentramento delle funzioni e sulla qualità architettonica diffusa».
Si è partiti dalla relazione dell’assessore ieri, ma si arriverà, fra mercoledì e venerdì (questi i giorni previsti per il dibattito), a discutere delle critiche sollevate soprattutto da Rifondazione e dai Verdi, quindi tutte interne alla maggioranza, ma anche delle problematiche evidenziate dall’opposizione. «L’obiettivo è arrivare ad avere un documento nel quale vi sia la massima convergenza possibile», dichiara Silvio Di Francia, coordinatore della maggioranza capitolina. «Per raggiungere questo fine - sottolinea Patrizia Sentinelli, capogruppo di Rifondazione in Campidoglio - non possiamo dire sì a un piano qualunque».
La Sentinelli aveva dichiarato che Rifondazione avrebbe approvato il nuovo piano regolatore solo nel caso in cui non si continuasse a prevedere aumenti di cubature. Non è un caso che sarà questo uno dei temi principali di discussione. Anche An, «intende arrivare a un piano condiviso - ha sottolineato il ministro delle Politiche agricole e candidato sindaco Gianni Alemanno -. Ma che tenga conto delle nostre proposte». Fra le proposte vi è la manovra urbanistica senza varianti per almeno cinque anni, la cancellazione del vincolo monumentale T8 dei cosiddetti «mostri» di periferia, come quello di Corviale, del Laurentino 38 o di Vigne Nuove. Ma anche il rilancio delle periferie e il riconoscimento della città dello sport al Foro italico. Più dura la posizione dell’Udc, che ha ieri ribadito, per bocca del capogruppo in consiglio comunale Gianfranco Bafundi, la sua contrarietà al documento così com’è: «Il piano illustrato dall’assessore Morassut nella sua relazione - fa notare Bafundi - mostra delle crepe. È deficitario dal punto di vista delle infrastrutture e non prevede alcun recupero e riqualificazione delle periferie. Ma il punto che ci fa essere fortemente critici è la mancanza di cubature per l’edilizia economica-popolare, agevolata e sovvenzionata. Si tratta di una questione fondamentale, che Veltroni e Morassut evidentemente non colgono».
Presenti in aula anche alcune associazioni ambientaliste. Massimo Vighini, del comitato Parco delle Betulle, dichiara che «questo Prg sacrifica il verde, i servizi di quartiere e pubblici, a favore dell’edilizia privata». «Inoltre - continua Vighini - non è previsto un piano generale del traffico. Si costruisce dal tetto, senza preoccuparsi delle fondamenta, delle strade, quindi». Per Legambiente, invece, «vi sono le condizioni per arrivare ad avere un buon piano regolatore». In particolare Lorenzo Parlati, presidente dell’associazione ambientalista, sottolinea il fatto che «nella relazione l’assessore ha parlato di un ridimensionamento delle cubature previste, un potenziamento della cura del ferro, con l’allungamento della metro B a Tor Pagnotta e della futura Linea D fino a Roma 70». «Inoltre - continua Parlati - Morassut ha affrontato anche il tema degli standard urbanistici. 350 ettari dovrebbero essere riclassificati ad agricolo, il che significa avere più aree verdi, ma anche maggiori servizi nei quartieri. Solo se queste promesse diventeranno fatti si potrà parlare di una città migliore». Sarà una lunga settimana.