Piano di rientro Marrazzo prende tempo

Il governatore sul flop: «Risultati entro il 2010» Desideri (Dc): «Strada sempre più in salita»

Non si è fatta attendere la risposta del presidente della Regione Piero Marrazzo dopo l’incontro di martedì tra i tecnici della Regione Lazio e i tecnici del ministero dell’Economia e delle finanze che aveva decretato il fallimento del piano di rientro del deficit sanitario regionale. «Ho già chiesto all’assessore Battaglia e ai direttori un giro di vite rispetto alle situazioni in cui si può intervenire - ha dichiarato ieri Marrazzo - ad esempio la questione delle consulenze». Marrazzo cerca di rassicurare prospettando la «spalmabilità» della manovra, spostando il termine del rientro del deficit 2008 al 2010. «È un piano che porterà a casa i risultati entro il 2010 - ha concluso Marrazzo. Una manovra che allunga i tempi e che fino a questo momento conferma le previsioni di Alfredo Pallone, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale. «I risparmi conseguiti dalla Regione nel 2007 sono stati frutto di una compressione dei consumi privati - ha aggiunto Pallone - con tutti i problemi che questo sta procurando ai cittadini laziali come le lunghe liste d’attesa per molte prestazioni improrogabili». Una manovra deficitaria sul piano strutturale che non prende in considerazione le esigenze dei cittadini. Questo il bilancio stilato da Pallone. Della stessa opinione anche il consigliere regionale (Sr) Donato Robilotta. «Il piano di rientro non ha prodotto nessun effetto sul contenimento della spesa, perché privo di interventi strutturali - aggiunge Robilotta - come la riduzione dei posti letto in più, la chiusura dei reparti degli uffici e ospedali inutili, in particolare a Roma». «Un progetto elaborato in maniera bipartisan - ha sottolineato Robilotta -. La maggioranza, poi, ha preferito portare avanti da sola il piano che, alla fine, è risultato del tutto insufficiente». Delusione condivisa anche da Fabio Desideri capogruppo della Dc per le autonomie alla Pisana. «Purtroppo un piano concepito male non si può cancellare con un colpo di spugna, né rettificare con provvedimenti tardivi ed estemporanei - afferma Desideri -. La strada per il risanamento del debito appare sempre più in salita».