Piano di rientro sanitario, i conti non tornano

Maselli (Udc): «Per la sinistra, la matematica è un’opinione e lo sforamento del 25% è positivo»

Obiettivo mancato. I dati del primo trimestre dell’anno in corso che avrebbero dovuto rappresentare la cartina di tornasole del piano di rientro sanitario dimostrano che la politica gestionale messa in atto dalla giunta Marrazzo non produce i risparmi sperati. Anzi, siamo già in perdita. Infatti nel primo trimestre la riduzione dei costi sull’assistenza avrebbe dovuto produrre un’economia tendenziale di 197milioni di euro rispetto all’ammontare complessivo, invece la cifra si è attestata solo a 142milioni. Ossia 55 milioni tondi in meno.
Eppure la giunta di centrosinistra si dice «moderatamente soddisfatta» del risultato tant’è che ieri s’è data pure la pena di organizzare in fretta e furia una conferenza stampa per darne notizia. Quella notizia che secondo l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia e l’assessore al Bilancio Luigi Nieri (il governatore Piero Marrazzo ha dato forfeit) dovrebbe essere letta così «Riduzione dei costi: obiettivo centrato». E invece neanche per sogno, contando pure che non serve nemmeno riesumare il detto «il buon giorno si vede dal mattino» perché basta analizzare le voci che avrebbero dovuto concorrere al risparmio: taglio dei posti letto, taglio delle degenza in ospedale, economie sul personale sanitario nonché tagli alla farmaceutica. Queste voci, il risparmio, l’avrebbero prodotto solo a tavolino. E così è stato. Infatti, come fa notare il vicepresidente della Commissione sanità Stefano De Lillo «il piano di rientro della spesa sanitaria sta diventando ogni giorno di più una chimera: l’unica cosa certa è che l’esecutivo regionale invece di proseguire su una strada di rientro che era già tracciata ha scelto di distinguersi, mettendo in piedi un meccanismo di ricercata complessità che ha prodotto lo sconvolgimento della sanità laziale che è sotto gli occhi di tutti e si manifesta a tutti i livelli: un gioco di iniziative che hanno aumentato le tasse, introdotto ticket, tagliato posti letto ma non hanno realizzato il risparmio preventivato». Secondo Massimiliano Maselli (Udc) «per la sinistra la matematica è un’opinione: se lo sforamento di 55milioni di euro, pari al 25 per cento dell’intero importo previsto come rientro, è considerato un grande successo».
Senza dimenticarsi che la Regione sta appostando nuove operazioni di finanza creativa per cercare di rimaneggiare il debito già transatto. Un artificio finanziario da pagare a peso d’oro per produrre l’estinzione anticipata del debito già iscritto tra le obbligazioni e che, pure se non andrà a buon fine, costerà all’erario 790mila euro di base, da versare a Citigroup (l’advisor nominato dal ministero dell’Economia), oltre ai costi di competenza e le eventuali parcelle da riconoscere allo studio legale Linklaters che curerà i contenziosi. Ed è proprio il rimettere in discussione tutto il pregresso che crea una serie di contraddizioni tra l’esecutivo regionale e il controllore finanziario: il Tesoro. E chi altri se non chi attende venga definito tutto l’ammontare debitorio pregresso e quello da avviare a transazione?