Piano rifiuti, l’Europa boccia il Lazio

Un’eurobocciatura per il piano-rifiuti del Lazio. La Corte di giustizia europea del Lussemburgo ha ieri condannato l’Italia per la mancata o insufficiente applicazione delle direttive Ue nell’elaborazione di alcuni piani di gestione dei rifiuti, compresi quelli pericolosi. E poco importa che il Lazio sia in buona compagnia, condividendo il no europeo con la provincia di Rimini, della Regione Lazio e con Friuli Venezia Giulia, Puglia, provincia autonoma di Bolzano e di nuovo provincia di Rimini per i piani di gestione dei rifiuti pericolosi. Le direttive di cui Bruxelles ha contestato la non corretta applicazione sono la 75/442 sullo smaltimento e il recupero di rifiuti per incoraggiare l’adozione di misure per la loro limitazione e la 91/689 sulla gestione controllata dei rifiuti pericolosi.
La Commissione aveva inviato all’Italia un primo avviso nel 2002 chiedendo la corretta applicazione delle direttive nei piani di gestioni elaborati a livello locale e poi un parere motivato, seconda fase della procedura d’infrazione, nel luglio 2005. L’Italia aveva quindi presentato una serie di osservazioni per i piani finiti nel mirino di Bruxelles. Ieri i giudici europei, passando in rassegna le diverse considerazioni delle due parti sono giunti alla conclusione che l’Italia per alcuni piani «è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza delle normative Ue».
Il piano-rifiuti «cassato» da Lussemburgo è quello presentato dalla precedente amministrazione regionale di centrodestra, motivo per cui Piero Marrazzo, presidente attuale della Pisana, classifica quella di ieri come una buona notizia: «Nelle prossime ore daremo una comunicazione congiunta con il ministero dell’Ambiente perché riteniamo che l’Unione Europea abbia mandato un messaggio che noi condividiamo», il commento dell’ex teleconduttore. Ma non sono d’accordo con questa lettura Fabio Desideri, capogruppo della Dc per le autonomie al consiglio regionale, e Donato Robilotta, capogruppo dei Socialisti riformisti alla Regione Lazio. «Marrazzo non trasferisca ad altri colpe che sono per lo più sue - avvisa Desideri -. A leggere bene le carte della Corte di giustizia europea, è lui a dover spiegare perché dalla metà di maggio alla metà settembre 2005, cioè per quattro mesi, non abbia interloquito con il governo Berlusconi per adempiere alle prescrizioni vincolanti della Commissione Ue in ordine all’invio dei Piani di gestione dei rifiuti, in osservanza delle direttive europee 75/442 e 91/689». «Sul mancato rispetto delle direttive Ue in ordine ai rifiuti - rincara la dose Robilotta - è evidente che il presidente Marrazzo si deve assumere le sue responsabilità. Le osservazioni della Corte di giustizia europea devono indurci a delle riflessioni per il futuro. È evidente che gli inceneritori presenti nel Lazio, quelli a Colleferro e San Vittore, appartengono alla vecchia generazione e quindi è un errore pensare, come fa la giunta, di prevedere il raddoppio delle linee».