Un piano di riqualificazione ma con cemento e barriere

Michela Giachetta

Una colata di cemento. Viene caldo solo a pensarci. Pensate a viverci in mezzo. E non solo d’estate, ma tutto l’anno. È la sorte che spetterà ai residenti di piazza San Cosimato, zona Trastevere, quando sarà portato a termine il progetto di riqualificazione urbana avviato dal Comune. Un progetto che agli abitanti del quartiere proprio non piace. E i motivi sono diversi. «Il progetto - si legge nel sito del Comune - conserva le attuali funzioni della piazza, razionalizza i flussi di traffico e intende sviluppare una forte integrazione fra le attività sociali, economiche e ricreative oggi esistenti». Si tratta di una piazza storica, la cui attuale struttura risale a metà dell’Ottocento. Esprime un’identità inconfondibile per i romani e il suo spazio è da sempre luogo di ritrovo, di chiacchiere, di spesa. I negozi e il mercato rionale, che vi ha sede fin dagli inizi del secolo scorso, sono stati fino a ieri l’occasione di un brulicare quotidiano di persone. I bambini avevano una loro area in cui divertirsi. Gli anziani si ritrovavano all’ombra degli alberi per raccontarsi i ricordi «di ieri» e quello che dimenticano «di oggi». Così da decenni. Obiettivo del Comune, almeno sulla carta, è quello di «riconquistare la piazza»: così si legge sul progetto. E una volta riconquistata consegnarla agli abitanti. I quali abitanti però proprio non sanno che farsene di una piazza che non riconoscono come loro. A partire dalla struttura. L’idea del Campidoglio e dell’assessore all’Urbanistica Morassut è di recuperare lo spazio medioevale di fronte al Protiro di ingresso a San Cosimato, in modo da ricostituire l’antica entrata al complesso monastico. Al quale si potrà accedere attraverso 16 gradini, posti a lato degli scivoli del protiro stesso, risalente al IX secolo. Immaginate la facilità con cui anziani e disabili vi accederanno. Si riporta la piazza agli antichi splendori, ma la si rende inaccessibile a persone che fino a quel momento ne hanno potuto «godere» liberamente, data l’assenza di barriere architettoniche. Come la signora Billi, 94 anni, quasi cieca, abitante del quartiere, che riesce a fare la spesa da sola grazie alla conoscenza della zona. Si muove «a memoria». Dote indispensabile per chi è privato di altri sensi. Da domani non potrà più farlo e sarà costretta a chiedere assistenza. Ma gli anziani non saranno gli unici a non beneficiare appieno dello «spazio riconquistato». I bambini, infatti, avranno a loro disposizione, una volta portato a compimento il progetto, un’area intorno al grande platano, il cui pavimento sarà costituito, non dall’usuale ghiaia, come avviene per tutte le zone dedicate ai minori, ma da lamelle di legno. Molto chic, senza dubbio, ma anche molto pericolose, data la frequenza con cui questo materiale tende a sfaldarsi. E un conto è cadere su un «tappeto» di ghiaia, un’altra è sbucciarsi le ginocchia su del legno, magari rovinato. «Per non parlare del mercato - si lamenta la signora Marinageli, abitante del quartiere -. I banchi con spalliere di legno saranno sostituiti da strutture in marmo, separate da un muro di cemento, che nulla hanno a che vedere con lo stile originale della piazza». Verranno poi creati quelli che i residenti della zona definiscono «loculi di cemento», che dovrebbero in teoria servire a delimitare lo spazio davanti ai negozi. Sul sito del Comune queste aree non sono menzionate: si parla solo di «stanze verdi», alcune delle quali, si legge, «sono occupate dai dehors di bar e ristoranti che nel periodo estivo e invernale offiranno un’immagine ordinata e omogenea degli spazi di loro pertinenza». I lavori della piazza sono cominciati a dicembre. Gli abitanti sperano ancora che il progetto si possa modificare strada facendo, perché così com’è la riconquista di San Cosimato è solo del Comune, non loro.

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