Il piano secondo Zimerman tra Beethoven e psicologia

Il pianista polacco, oggi poco più che cinquantenne, balzato agli onori della cronaca a 18, vincendo il celebre Concorso Chopin di Varsavia del 1975, rappresenta senz’altro un caso eccezionale e anomalo nel panorama concertistico internazionale, nel quale pure è riuscito a ritagliarsi uno spazio di rilievo. Non ha mai fatto leva sul look; non ha imboccato la via del rampantismo, per la quale sembra essere incamminata la nuova generazione di pianisti d’assalto; non s’è neppure mai avvalso di quell’aria di mistero che contraddistingue alcuni interpreti di valore (vedi Radu Lupu) e neppure ha fatto mai bizze e capricci per far salire le quotazioni di mercato. Krystian Zimerman è semplicemente un musicista di grande spessore prima ancora che un pianista, è persona colta, dai molteplici interessi, che ha saputo resistere alle lusinghe dello star system, e che ha scelto per sé una strada assai particolare. Pochi concerti - mai più di cinquanta all’anno! - alternati allo studio, a regolari letture per alimentare gli altri suoi interessi (dall’archeologia alla pittura, dalla psicologia all’elettronica), a periodi di insegnamento a Basilea, dove vive. Con un pallino in testa: penetrare pensiero e stile dei musicisti, e adeguarvi la tecnica che in Zimerman è superlativa. Dopo dieci anni, Krystian Zimerman torna all’Accademia di Santa Cecilia, con un programma assai variegato: Bach (Partita in do minore BWV 826), Beethoven (Sonata in do minore op. 111), Brahms (Quattro pezzi op. 119: Tre intermezzi e Rapsodia), Szymanovski (Variazioni sopra una canzone polacca op. 10). Sala Santa Cecilia. Ore 21. Info: 06-8082058.