Il piano segreto per Malpensa: aprire ai tedeschi

Il progetto, che sarà realizzato entro tre anni, prevede di operare con una flotta di aerei a lungo raggio. Spiccata vocazione per le rotte verso l’Africa e l’Asia

C’è un progetto segreto al quale sta lavorando da parecchie settimane Giuseppe Bonomi, il numero uno della Sea, la società che gestisce gli scali milanesi. È l’àncora di salvezza per ridare ossigeno a Malpensa e passa per un grande accordo con Lufthansa e la sua controllata italiana Air Dolomiti. Ieri Bonomi è stato abbastanza esplicito: «La nostra reazione all’abbandono di Alitalia non sarà difensiva». La Sea sta trattando con 70 linee aeree per ampliare le rotte, anche se una di esse sarà la regina.
Ma andiamo per ordine. Il presupposto è ormai assodato: Malpensa da lunedì anche operativamente non sarà più l'hub di Alitalia, né la base dei suoi voli intercontinentali. Sono stati cancellati 180 voli al giorno, 800 alla settimana. Delle 17 rotte intercontinentali ne restano tre soltanto, al servizio del mercato milanese: New York, Tokio e San Paolo del Brasile. Le autorità lombarde avevano chiesto una «moratoria» di tre anni per non svuotare all'improvviso l'aeroporto; poi avevano chiesto che gli slot di Alitalia venissero vincolati a un portafoglio unico, evitandone la dispersione tra più vettori. Ma le richieste non sono state soddisfatte. Se il progetto di Air France non dovesse andare in porto, il vuoto su Malpensa in ogni caso resterebbe.
Ecco allora che dal cilindro della Sea esce la sorpresa: Lufthansa, con un piano che porterà a regime nell'arco di un triennio, farebbe di Malpensa il proprio quarto hub, dopo Francoforte, Monaco e Zurigo (base della controllata Swiss). Servirà, con una flotta che potrà contare su oltre dieci aerei di lungo raggio, il bacino italiano e del Mediterraneo, diventando, di fatto, l'hub per il Sud Europa, con spiccata vocazione ai voli verso l'Africa e l’Oriente. Lufthansa potrà operare con il proprio marchio in regime di «open skies», la normativa che proprio dal prossimo lunedì apre reciprocamente i cieli di Europa e Stati Uniti. E potrà volare dall'Italia anche con Air Dolomiti, la compagnia controllata al 100% ma di bandiera italiana, attualmente utilizzata per il fideraggio (alimentazione di traffico) verso gli aeroporti tedeschi; è attraverso il vettore veneto, fondato da Alcide Leali, che sarà osservato il requisito dell'«italianità». In altre parole sarà Air Dolomiti a chiedere (e a poter ottenere) dai ministeri dei Trasporti e degli Esteri i diritti di volo su base bilaterale, frutto delle negoziazioni tra i governi.
In sintesi il piano di salvezza di Sea si compone di diversi passaggi. Una forte presenza, annunciata ieri, di Air One, che con Lufthansa ha tra l’altro un rapporto consolidato. Una seconda gamba si compone sulle nuove opportunità date dalla liberalizzazione dei voli con il Nord America. Lufthansa potrà così operare direttamente, punto a punto, dallo scalo lombardo. E infine l’asso nella manica di Air Dolomiti. Il vettore completamente controllato dai tedeschi, ma di bandiera italiana. Il suo ruolo verrebbe a crescere e attraverso di esso si andrebbero a chiedere i diritti di volo (essenzialmente verso Asia e Africa) che sono trattati a livello bilaterale tra i governi.
I tempi del piano sono evidentemente condizionati dall’esito delle trattative su Alitalia. Ma delle parti della Sea è ormai chiaro che il passato di hub domestico non potrà più reggere. Ecco perché l’azione della Sea si è oggi concentrata nella richiesta di tempo. Necessario evidentemente per trattare con il governo i preziosi diritti di volo. È tutta materia che non potrà affrontare questo esecutivo, ma che sarà oggetto di trattativa con il prossimo governo. L’ostilità di Silvio Berlusconi al progetto Air France se non dovesse concretizzarsi in una bocciatura del piano o nella costituzione di una nuova cordata, potrebbe comunque creare un grosso problema a Spinetta. È evidente infatti la necessità dei francesi di non permettere la creazione di un concorrente forte in Italia, come sarebbe Lufthansa. E di conseguenza la richiesta di non attribuire ad altri i diritti di volo che ha in portafoglio la ex compagnia di bandiera italiana.
Un secondo gradino della vicenda riguarda invece e più direttamente Sea. La perdita di un cliente come Alitalia l’ha evidentemente indebolita: in un colpo solo vengono cancellati 70 milioni di euro di margine operativo annuo. La strada della privatizzazione a questo punto si allontana.