Piano sicurezza: sei ministri bloccano tutto

da Milano

Un pasticcio. Il Consiglio dei ministri discute del pacchetto sicurezza e parte la zuffa tutta politica. Troppi distinguo, troppe perplessità. Qualcuno si astiene, qualcun altro s’impunta. Ma il ridicolo si raggiunge quando il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio fa trapelare che sì, l’accordo s’è raggiunto anche con i maldipancia di qualche collega. «Macché - corre a precisare il collega per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero - Le notizie che sono uscite sono false e tendenzione». Insomma, un vero caos.
Modifiche ai quattro disegni di legge che compongono il pacchetto sicurezza sono state chieste da almeno sei ministri. Ossia: Paolo Ferrero, Alfonso Pecoraro Scanio, Emma Bonino, Rosy Bindi, Fabio Mussi e Barbara Pollastrini.
L’esame e il voto del provvedimento è stato rinviato al prossimo Consiglio dei ministri, convocato martedì prossimo.
Emma Bonino racconta la spericolata giornata in Consiglio dei ministri: «Io non so chi dia le notizie... Quello che è avvenuto - afferma - è che c’è stato un lungo dibattito, con accenti molto critici da parte mia e non solo da parte mia, e non è stato approvato alcunché. Potevamo anche essere tutti d’accordo sul fatto che serve più sicurezza - prosegue - ma il problema era evidentemente quello delle modalità con cui attuare questo obiettivo. Alla fine di questo dibattito, che ha visto me e non solo me esprimere riservare su parecchi inasprimenti di pena, il presidente del Consiglio ha concluso che l’esame era stato utile ma che il provvedimento necessitava di una riscrittura e di un ripensamento. Dunque - conclude Bonino - non si è approvato un bel niente».