«Il piano è stato rispettato Ora serve collaborazione»

«Non c’è un pozzo di San Patrizio a cui attingere risorse»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Chiuso il capitolo legato al rinnovo del contratto dei metalmeccanici, per il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, si è aperto un nuovo fronte di intervento: Alitalia. L’obiettivo principale, ha spiegato Sacconi in un’intervista al Giornale, è evitare il rischio-paralisi nei cieli e riportare il confronto tra azienda e sindacati in un «clima di collaborazione» anche grazie alla convocazione dei rappresentanti dei lavoratori a Palazzo Chigi. La scelta della mediazione non deve essere tuttavia interpretata come un’apertura di credito illimitato: i sindacati non possono sperare che il governo sia un «pozzo di San Patrizio» per la compagnia di bandiera. Allo stesso modo il management guidato da Giancarlo Cimoli deve riannodare le fila del discorso con la sua controparte per dare attuazione al piano industriale, ma soprattutto deve motivare chiaramente il progetto di acquisizione di Volare Group.
Sottosegretario Sacconi, che speranze ci sono di risolvere la questione Alitalia dopo la convocazione dei sindacati decisa dal governo per mercoledì prossimo?
«La tempestiva risposta del governo alle sollecitazioni dei segretari confederali dimostra l’intenzione di ricostruire il corretto clima delle relazioni industriali. Si è infatti creata una tensione relativamente ad alcuni profili di gestione del piano industriale ed è su questa criticità che bisogna intervenire perché il difficile piano di ristrutturazione di Alitalia diventerà impossibile se quel percorso non viene condiviso».
Bisogna tuttavia ricordare che Alitalia è una compagnia aerea con oltre 1,7 miliardi di indebitamento netto al 30 novembre scorso, che ha da poco concluso un aumento di capitale da un miliardo e che, secondo indiscrezioni, i ricavi non sarebbero in linea con il budget.
«Per ora tutti gli indicatori dicono che il piano è stato rispettato. Non ci sono evidenze del contrario. Non credo che sia difficile rimettere le cose in carreggiata, soprattutto se si instaurerà un clima di collaborazione con le rappresentanze sindacali».
Ci sono dei rischi connessi allo scenario delineato?
«Come ho detto, non dovrebbe essere difficile rimettere le cose a posto a meno che non vi siano altri scopi come mettere in discussione la controparte aziendale che non è un compito dei sindacati. O a meno che non si voglia esasperare la situazione per creare un clima preelettorale molto teso. Se qualcuno avesse secondi fini, spero che non possa trovare soddisfazione. Noi stiamo creando un percorso attraverso il dialogo tra le parti».
La protesta dei sindacati, tuttavia, ha come oggetto le condizioni di lavoro ritenute insostenibili, il precariato e gli aumenti salariali.
«Non mi sembra che Alitalia sia un’azienda nella quale ci sono le condizioni per aggiungere nuovi problemi a quelli che già ci sono. Tuttavia è bene che il management dedichi più tempo alle relazioni industriali».
Si ipotizza, inoltre, che i sindacati, forti in Az Service, stiano spingendo sull’acceleratore degli scioperi per riguadagnare consensi tra il personale di volo di Alitalia.
«Questo può darsi. Così come è possibile che ci siano delle spinte particolari, ma, ripeto, siamo fiduciosi che sia possibile ricostruire un clima corretto di confronto e di reciproca comprensione».
Il ministro Lunardi ha parlato di «situazione delicata», mentre il ministro Maroni ha detto chiaramente che «i sindacati si devono togliere dalla testa che il governo possa intervenire con un salvataggio della società».
«Sono entrambe dichiarazioni sensate. Lunardi intendeva riferirsi al fatto che ci vuol poco perché l’attuazione del piano industriale possa deragliare dai suoi binari. Maroni, invece, ha richiamato tutti gli attori ricordando che non c’è un pozzo di San Patrizio al quale attingere risorse. Quel piano è il massimo sforzo: adesso va attuato in tutti i suoi aspetti».
Che cosa pensa del progetto di acquisizione di Volare Group da parte di Alitalia?
«Mi auguro che sappiano presentare solide ragioni industriali perché solo queste legittimano l’operazione. È probabile che anche di questo argomento parleremo con i sindacati mercoledì».