«Il piano Ue non strangolerà l’economia»

Gian Battista Bozzo

da Roma

I ministri finanziari europei hanno concesso all’Italia tempo sino alla fine del 2007 per riportare il deficit pubblico sotto la soglia del 3% sul Pil. Il «sì» dell’Ecofin alle proposte della commissione, concordate con il nostro governo, era scontato. La raccomandazione non impone una correzione dei conti 2005, che dovrebbero chiudere con un deficit del 4,3%; ma chiede due manovre per un complessivo 1,6% del Pil nel biennio successivo. Le misure taglia-deficit dovranno essere di natura strutturale, e dovranno essere presentate a Bruxelles entro il 12 gennaio 2006.
«L’aggiustamento strutturale dello 0,8% sia nel 2006 che nel 2007 non è una passeggiata - commenta Domenico Siniscalco - ma quantitativamente è più che sopportabile. Il piano consente margini per non strangolare l’economia, anzi offre margini per attuare qualche politica di rilancio. Se poi, alla fine del 2007 il tasso di crescita si fosse rivelato inferiore alle previsioni e non si fossero raggiunti gli obiettivi di deficit - aggiunge - negozieremo un eventuale sforzo aggiuntivo».
La raccomandazione europea sarà parte integrante del Dpef, che il Consiglio dei ministri esaminerà venerdì pomeriggio. Non sarà una discussione facile. «Sulle misure concrete abbiamo una serie di opzioni - spiega Siniscalco - ma ritengo che si debba andare avanti passo dopo passo: per ora dobbiamo bloccare i saldi con il Dpef, mentre i dettagli li definiremo in settembre con la legge finanziaria». Uno degli interventi sarà quello sull’Irap, sollecitato con insistenza dalla Confindustria, ma Siniscalco esclude che la riduzione dell’imposta possa avere effetti taumaturgici. «Quando toccheremo l’Irap in Finanziaria, non ci aspettiamo che il Pil vada meglio. E molto francamente - dice ancora il ministro - una riduzione Irap di 5 miliardi nel 2006 non è possibile, neanche se ci si mette tutta la buona volontà».
Fra le opzioni che Siniscalco presenterà al Consiglio dei ministri anche l’ipotesi di una manovra 2006-2007 leggermente superiore a quanto chiede l’Europa: un 1,8% del Pil (valore 23-24 miliardi di euro nel biennio) invece dell’1,6% sollecitato da Bruxelles. Tuttavia il ministro concede che «con questi chiari di luna, non mi attendo che ci sia molto spazio per discostare la manovra 2006 dallo 0,8% chiesto dalla Ue».
La raccomandazione dell’Ecofin all’Italia giunge in un momento difficile per l’economia dell’intera area euro. Il commissario Joaquin Almunia conferma che le previsioni di aprile, che parlavano di una crescita media dell’1,6% nella zona euro saranno probabilmente riviste al ribasso in autunno, soprattutto a causa del caro-greggio. Per l’Italia l’impatto è minore rispetto ad altri Paesi. «Con una previsione di crescita pari a zero siamo stati molto prudenti, non credo che dovremo rivederla», osserva Siniscalco.
Il caso Italia è il primo deciso in base alle nuove regole del Patto di stabilità. Almunia è soddisfatto perché, dice, «questo significa che le regole ci sono e tutti i Paesi le sostengono». Ma il nuovo presidente dell’Ecofin, l’inglese Gordon Brown, non ha il Patto in testa all’agenda; anzi punta il suo semestre su misure per affrontare le sfide della globalizzazione con più liberalizzazioni, più concorrenza e riforme economiche.