Il pianoforte di Sokolov che affascina e rapisce

L’altra settimana il prezioso diadema che la Gog va da tempo costruendo, incastonandovi anno dopo anno pietre rare e preziose, si è arricchito, con la presenza di Sokolov, di una nuova perla da porsi accanto a quella donataci lo scorso anno con la venuta di Zimerman. Il fascino sprigionatosi sin dalle prime battute della sonata di Shubert, divenuto innamoramento in quella inarrivabile dolcezza dell’andantino, ha inchiodato l’ascoltatore quasi rapito ed incredulo di fronte alla preziosità di ogni singola nota, curata all’inverosimile nell’espressività e nella tecnica pianistica. Tecnica prodigiosa ma, ed è questo il dato più fantastico, mai fine a se stessa, mai compiacente, sempre al servizio dell’interpretazione, quasi in una ricerca maniacale del significato più recondito di ogni singolo suono, curato e levigato all’inverosimile. Parlavo di fascino, perché profondamente affascinati da tanta impalpabile dolcezza abbiamo lasciato a malincuore la sala, pur dopo generosi bis, donatici in una visione che, specie nella Mazurca e nella Fantasia Improvviso di Chopin, può averci anche sorpreso ma, nello stesso tempo, colpito nel profondo. Due perle dicevo, Zimerman e Sokolov, di un pianismo diverso, forse distante, ma così sorprendentemente raro e prezioso. Con l’uno abbiamo a lungo sognato, con il secondo siamo rimasti rapiti ed affascinati; con entrambi più ricchi dentro. Sono momenti rari che credo valga la pena di sottolineare anche pubblicamente quali note positive in questo sempre più travagliato mondo.