Pianoforti, liuti e spartiti Il negozio che da 120 anni suona le note di Milano

Sei vetrine dal 1888. Affacciate su via Conservatorio e corso Monforte. Se la musica avesse un cuore, pulserebbe in questo angolo di Milano fra pianoforti, violoncelli e spartiti. In settembre la decisione di traslocare, Paola Mitarotonda dal 1987 titolare del negozio di strumenti che appartenne per tre generazioni alla famiglia Gallini (quella che donò al Castello Sforzesco una collezione di liuteria) girò soltanto l’angolo. Si strinse un po’, portando con sè il mobile porta-spartiti dei primi del secolo oltre ai libri, alle stampe e agli strumenti. Due vetrine al posto di sei, in via Corridoni 37 e non più con vista sul Conservatorio ma quel che conta è che il cuore musicale della città viva ancora: «Non avrei lasciato quel posto a chiunque, volevo che le mura continuassero a sentire musica» dice. E l’accordo è riuscito. Le sei vetrine appartengono ora a Fazioli, il produttore di pianoforti con tanto di fabbrica a Sacile (Pordenone) e da settembre tre piani dedicati a strumenti, esposizioni e sala concerti. Lei, dell’antico negozio si è portata appresso la memoria storica (gli arredi, le incisioni, le maschere che rappresentano personaggi celebri del mondo della musica e il grande dipinto di un arlecchino danzante su un fantastico palcoscenico) ed è la testimone vivente che il battito vitale della musica è veramente longevo. Nonostante la crisi. «Difficile potersi permettere una vetrina simile oggigiorno - ammette Paola Mitarotonda alludendo alla posizione perduta - I Fazioli hanno alle spalle una grande fabbrica e non avevano un punto vendita in Italia, sono felice che siano loro ad abitare quel posto e che non sia sopraggiunta una banca». Appassionata di pianoforte, artigiana sul campo «riparo e accordo gli strumenti in laboratorio» racconta com’è cambiato il mestiere. «Una volta un violino costava dalle 500mila lire in su, erano in pochi a poterselo permettere. Oggi ci sono quelli cinesi a 70 euro, si trovano modelli anche accettabili, che vanno benissimo per cominciare. Prima era uno strumento di nicchia, oggi lo studiano in parecchi». Fra le clienti troviamo una signora di 90 anni, «un cuore di nonna», dice. Vuole regalare al nipote le lezioni di pianoforte. «Sono favorevolissima all’educazione musicale: un ragazzo che suona, non si annoia mai, ha sempre qualcosa da fare. I libri di avviamento oggi sono molto accattivanti, ben disegnati. Quando entrano i papà e i nonni accompagnati dai bambini intenzionati a comprare uno strumento dico sempre: voi fissate il budget e poi spiate il piccolo, lasciate che sia lui ad avvicinarsi allo strumento. Un bimbo minuto si era messo di fronte al pianoforte più scuro e imponente della sala con una tale determinazione che alla fine il papà glielo ha comprato. Un’altro è rimasto estasiato davanti al sassofono. Gli strumenti elettronici? «Un grande aiuto, non c’è dubbio. Ora con le cuffie e il regolatore di volume si può sistemare una batteria in salotto ma non c’è dietro lo stesso movimento, il suono non lo crei tu. È come guidare l’automobile senza marcia, dopo un po’ non ascolti più il motore». Il mobile di inizio secolo ha un’infinità di cassetti con antine ribaltabili, sull’etichetta i nomi dei musicisti e delle opere in ordine alfabetico: la porticina si solleva e permette di pescare nel mazzo di un’infinità di spartiti. Quanti? «Li stiamo informatizzando, dovrebbero essere 50mila. Mi faccia spezzare una lancia contro l’abuso della fotocopiatrice - chiede la titolare - Uno non si rende neanche conto del danno che fa, piano piano le case editrici ridurranno gli investimenti». Ma chi scarica da internet? «Oddio non voglio neanche saperlo». Nel negozio di Paola Mitarotonda si incontra un sacco di gente, musicisti, artisti, alcuni famosi, altri un po’ meno, personaggi bizzarri, «un cantante entrava sempre per farmi la serenata - racconta -. Gli piaceva far sentire la sua voce, stupirmi». La musica fa vibrare le corde nascoste. «Ricordo una signora, un po’ matta. Quando era per strada parlava da sola, diceva delle brutte parolacce a voce alta ma quando entrava si trasformava, l’ambiente la metteva tranquilla, diventava gentilissima. Non credo suonasse, ma sbirciava gli strumenti, sfogliava i libri, ascoltava le richieste dei clienti». Paola Mitarotonda non cambierebbe la sua occupazione con nessun’altra, ha ragione mio figlio quando mi dice: «Mamma, fai già un lavoro che ti piace, non puoi diventare anche ricca».