Una «Piattaforma» tutta sesso e choc

A Barcellona in scena una sconcertante lettura del discusso romanzo di Houellebecq

Enrico Groppali

da Barcellona

Lo si può amare, lo si può odiare, si può teorizzare all'infinito sulle sue incredibili capacità di imbonitore che sulla pagina mescola, per la gioia dei voyeur, accoppiamenti che avrebbero incuriosito persino il Divin Marchese, ma non si può negare a Michel Houellebecq una perversa genialità di bricoleur. Chi come lui, infatti, senza preoccuparsi di incidere a fuoco sulla viva carne delle parole il ritratto di una personalità immaginaria (in ogni suo libro il protagonista è sempre e soltanto lui), è capace di sciogliere il nodo gordiano delle ossessioni che tormentano l'uomo del terzo millennio? E chi, come ha fatto prima sul palco dell'opera e poi sulla scena di prosa il regista catalano Calixto Bieito, è oggi in grado di tracciare da uno spettacolo all'altro l'inquietante diagramma di una società che, nell'era della globalizzazione, cancella qualsiasi ipotesi affettiva riducendo donne e uomini a puri esecutori di sesso a gogò? L'incontro tra i due era perciò inevitabile e giustificava l'attesa dei loro paladini fin da quando, pochi mesi fa, in un film alla tv tedesca l'artefice delle immagini e l'artefice delle parole dichiararono che un libro choc come Piattaforma si sarebbe trasformato nello spettacolo-chiave di Barcellona 2006.
Ma nessuno si sarebbe aspettato che la traduzione scenica del libello erotico di Houellebecq avrebbe assunto sul palco un andamento di sapore brechtiano. Dal momento che la piattaforma programmatica cui allude il titolo di un romanzo che presenta la Tailandia come l'unico luogo in cui grazie al turismo sessuale i frustrati di tutte le età possono immergersi indisturbati nel loro Nirvana diventa la piattaforma girevole sulla quale protagonisti e comprimari consumano la vita dedicandosi ad ogni possibile comportamento licenzioso. A Bieito basta infatti collocare un bianco pianoforte da night tra due cabine da peep-show per tracciare in una sorta di torrenziale monologo superbamente sostenuto da un attore della tempra di Juan Echanove (cui si presentano, come in un Pirandello invertito di segno, altri sei personaggi) per dare il là alla dimostrazione per assurdo che siamo e sempre saremo nient'altro che animali da branco.
Dato che persino a Valerie, la donna oggetto delle attenzioni di Michel, il regista attribuisce un semplice ruolo di supporto del protagonista. Se non addirittura quello di complice alla ricerca di sempre nuovi piaceri fino alla chiusa. Che ci presenta, uccisa la donna insieme a tutti i sodali del club da un commando islamico che predica la purezza dei corpi, un Michel divenuto fruitore passivo della pornografia a circuito chiuso, schiavo di uno schermo che erutta immagini a getto continuo. Ma siamo proprio certi che questa immagine-choc rispecchi in modo sconcertante il futuro della nostra specie? Se così è, a cosa saranno valsi secoli di civiltà e rispetto umano?

PLATFORM - di Michel Houellebecq Regia di Calixto Bieito. Barcellona, Teatro Romea