Una piattaforma di vetro per andare a spasso sul vuoto del Grand Canyon

Interamente finanziato dalla tribù Hualapai, «Skywalk» permetterà di camminare sospesi a 1200 metri di altezza dal fiume Colorado

Federica Artina

A strapiombo sul nulla. O meglio, su quello squarcio profondo milleduecento metri che il fiume Colorado ha formato nel corso di milioni di anni, separando due costoni della crosta terrestre dell’Arizona. Un balcone in vetro sospeso nel vuoto grazie al sostegno di 450 tonnellate di acciaio, che offrirà ai visitatori l’ebbrezza unica al mondo di vedere il Grande Fiume proprio laggiù, sotto i propri piedi, in mezzo alle tipiche rocce rosse vecchie anche di due miliardi di anni.
Aprirà i battenti il prossimo gennaio «Skywalk», letteralmente «la camminata nel cielo». Più che altro una passeggiata nel vuoto, su un passerella dal fondo trasparente capace di offrire una visuale unica al mondo. A volerla è stata la tribù indiana degli Hualapai, che l’ha anche interamente finanziata. Quaranta milioni di dollari per preservare un territorio di circa 4000 chilometri quadrati affidato loro dal Grande Spirito, e perciò sacro. Così si sono ingegnati: dalla vicina riserva di Peach Spring, dove vivono in 2000, nel 1988 hanno costruito una piccola cittadella della memoria ai bordi del Canyon. Un successo. Basti pensare che solo nel 2003 ben 220mila turisti hanno usufruito dell’esperienza dei membri degli Hualapai (il «popolo dei grandi pini») per avventurarsi, è il caso di dirlo, in viaggi in elicottero fino ai piedi del Canyon, escursioni in barca sul Colorado, oppure passeggiate a cavallo lungo le vie dei pionieri. E tra pochi mesi pagando 25 dollari si potrà provare anche l’ebbrezza di trovarsi in sospeso a 1200 metri dal letto del fiume. Un ponte di cristallo che diventerà il vero fiore all’occhiello del Grand Canyon West, il «parco a tema» che gli Hualapai hanno realizzato nel tentativo di abbellire uno dei luoghi già considerati tra i più preziosi patrimoni dell’intera umanità. Una fonte di sostentamento non indifferente.
La costruzione è ormai a buon punto: iniziata nel marzo del 2003, procede a ritmi serrati e supera collaudi su collaudi. L’ultimo, risalente allo scorso mese di maggio, ha addirittura superato del 400 per cento le previsioni degli ingegneri stessi. È stato infatti calcolato che la terrazza sarebbe in grado di sostenere il peso di settantuno Boeing «747» con il loro carico completo di passeggeri e bagagli. Impressionante. La struttura sarà inoltre in grado di sopportare raffiche di vento fino a 165 chilometri l’ora e terremoti di magnitudo 8 gradi della scala Richter con epicentro distante almeno 50 miglia.
Che poi la costruzione dello «Skywalk» frutterà anche un sacco di quattrini agli Hualapai poco importa. Per loro il lavoro e la fatica sono un dovere da rendere al divino Sole affinché continui giorno per giorno a sostentarli.
«La nostra tribù vuole proteggere le sue tradizioni e salvaguardare la propria memoria nelle generazioni future - fa sapere Sheri «Falco Giallo», capo della Grand Canyon Resort Corporation -. Lo Skywalk sarà un’opera unica al mondo, ma per venire a contatto con il vero spirito Hualapai i visitatori dovranno seguirci in tutto il percorso che abbiamo preparato per loro». E allora via libera a un autentico Indian Village, con tende ricostruite con la massima fedeltà alle tradizioni Hualapai, Havasupai e Navajo. Senza contare i bazar che vendono cibi e manufatti creati dagli indiani stessi o il Ranch in cui si sprecano le dimostrazioni di cavalcate acrobatiche di «certificati» indiani d’America, o dove è possibile consumare un pasto a tema rigorosamente seduti intorno a un falò. E se è vero che i sogni non hanno prezzo, la conservazione della memoria di un intero popolo vale questo e altro.