Piatti e ristoranti: la città si gusta anche così

«Quello sul cibo? Sarà un itinerario col quale visitatori e residenti potranno scoprire la metropoli attraverso i suoi piatti, le tradizioni della tavola, i ristoranti. Di locali ne coinvolgeremo una trentina, dal livello del Savini alle trattorie delle zone periferiche». Stop alla solita tiritera della serie «Milano capitale della moda e del business punto e basta». Spiega Massimiliano Orsatti, assessore comunale al Turismo, che dell’affermazione dell’identità ne ha fatto un obiettivo: «Non siamo a Roma, non a Firenze, ma Milano ha la particolarità di avere molti tesori lasciati in eredità dalle dominazioni, e non solo». Dall’architettura alla pittura, passeggiando nei giardini, ammirando statue e palazzi. I giorni nostri poi: anche questi, tempi di archeologia, che è industriale però. Non una, ma «100 Milano»: questo il titolo di una fortunata collana di mini-guide che Palazzo Marino pubblica da un paio di anni e di cui quella sul cibo, prevista per giugno, sarà la prossima. Avanti tutta dunque, con l’avventura alla meneghina.
Poesia, cascine, cortili, sotterranei, fabbriche, acqua, cortili, melodramma: ogni pieghevole già in circolazione veicola storie, decine di mete e centinaia di siti scelti con passione e cura (questi itinerari si possono reperire negli uffici turisti e nei punti informazione della città). Tra i cacciatori di luoghi arruolati per la realizzazione delle guide - scelta, selezione dei posti, foto e testi - c’è l’artista Elena Busisi. «Io, archivista di Milano - ribatte divertita -? Mah, non so. Certo, conservo migliaia di immagini, tra quelle acquisite direttamente e quelle rintracciate negli archivi pubblici e privati». Il lavoro sul campo e le «sue» storie: «All’Ortica, un giorno, ecco spuntare un altarino costruito su un ordigno fuoriuso della guerra mondiale. Le avventure nel sottosuolo con gli speleologi e, ancora, la messa degli artisti in San Babila». Con il registro delle presenze firmato da personaggi come Macario, Calindri, Chiari. E ancora, dallo spettacolo le sue memorie ad altri percorsi freschi di stampa. L’ultima creatura promossa dall’assessorato porta il titolo «Le città d’arte-Milano» (182 pagine sei itinerari, cartine e fotografie - edizione Skira); il retro del tomo conferma l’Orsatti-pensiero: «Entro un tessuto urbano eterogeneo, ma certamente ricco e stimolante, emergono documenti di una storia illustre: dall’epoca tardo romana all’età dei comuni, dalle signorie dei Visconti e degli Sforza all’epoca spagnola, dal Settecento asburgico fino ad arrivare al secondo dopoguerra e alla più stretta contemporaneità (...)». Interesserà? Pare che l’editore sia stato scettico, ora l’opera quasi va in ristampa. E, sorpresa: in preparazione ci sono versioni in russo e persino cinese.