Piazza Affari apre le porte ai colossi stranieri

Capitalgest: «Mossa giusta ma per i gestori impatto limitato»

Massimo Restelli

da Milano

Tra poche ore ci sarà un pizzico di Europa in più sul listino di Piazza Affari. In attesa del previsto salto internazionale, Borsa Italiana da domani aprirà le porte a dieci colossi esteri finora quotati solamente oltrefrontiera. Matricole quindi un po’ «speciali» e ai vertici dei rispettivi settori che - assicura Borsa Italiana - saranno a disposizione di tutti gli investitori alle stesse modalità con cui sono trattate le blue chip italiane. Anche se sul fronte dei costi finali rimane l’incognita dei ricarichi applicati dalle singole banche, l’iniziativa potrebbe favorire il trading online e più in generale il popolo dei Borsini. Che potrà evitare il regime di commissioni e la tempistica normalmente richiesti per investire su società quotate all’estero. La rosa delle debuttanti coinvolge la finanza francese con Bnp Paribas, France Télécom, Sanofi-Aventis e Total per poi trasferirsi in Germania con DaimlerChrysler, Deutsche Bank, Siemens e Deutsche Telekom. Una rappresentanza paritetica che si completa con la finlandese Nokia e la spagnola Telefonica.
Per queste dieci società Borsa Italiana ha creato un segmento ad hoc battezzato «Mta International» che prevede un’asta di apertura (dalle ore 8 alle 9.05), scambi in continua fino alle 17.25 e l’asta di chiusura. Al momento non è prevista la creazione di alcun indice ma già a inizio ottobre l’amministratore delegato Massimo Capuano conta di ampliare l’iniziativa ad almeno 40 titoli «ricalcando» il paniere dell’EuroStoxx 50.
Una rivoluzione per cui Borsa ha previsto precisi obblighi informativi, garanzie sulle liquidità dei titoli e ha modificato alcuni punti del proprio Regolamento: all’Mta International sono infatti ammesse, senza la necessità di produrre un prospetto e sottoporsi al tradizionale iter di quotazione, le azioni già scambiate su un altro mercato regolamentato europeo da più di 18 mesi. Non solo: tra le norme spicca il fatto che l’ingresso nel paniere, oltre ad avvenire in seguito alla richiesta della società interessata o di un intermediario, può essere deciso autonomamente da Borsa Italiana.
Malgrado i volumi non sembrino essere il primo obiettivo di Capuano, la novità rappresenta anche un’opportunità commerciale per Milano che ha possibilità di proporsi a operatori italiani ed esteri, forte di condizioni in genere più vantaggiose rispetto alla concorrenza. Secondo alcune stime il costo medio di un contratto sul nostro listino è prossimo a un quinto di quello della Borsa tedesca e a un quarto nel caso di Euronext. Nessun vantaggio, invece, sul fronte fiscale: i dividendi sono tassati in base alla nazionalità dell’emittente.
«L’iniziativa è positiva perché si ripercuote sulle commissioni dei fondi», commenta il direttore generale di Capitalgest (gruppo Banca Lombarda) Sebastiano Di Pasquale. Esiste però un distinguo industriale: «Per i fondi è fondamentale mantenere buoni rapporti con chi sta sul mercato, svolge attività di ricerca sulle singole società o è in grado di registrare i movimenti delle Banche centrali. Ecco perché credo che buona parte degli ordini continuerà a transitare dai grandi broker».