Piazza Affari arriva debole alla boa dei sei mesi

Pesa l’andamento dell’economia, che premia la Germania, nuova «locomotiva»

da Milano

Inizia luglio ed è tempo di bilanci, in Borsa: la prima metà dell’anno se n’è andata lasciando Piazza Affari poco più in là del «palo»: la performance semestrale dell’indice S&P Mib è - secondo le rilevazioni Bloomberg - dell’1,26%. La peggiore in Europa e nel mondo.
Anche tralasciando i mercati emergenti quali Brasile e Messico (che hanno messo a segno balzi, rispettivamente, del 22,3% e del 17,8%), Milano è il fanalino di coda continentale. Meglio hanno fatto sia Madrid, con il 5,3%, sia Londra (+6,7%). Mentre Parigi (+9,2%) e Amsterdam (+10,7%) sono state ben più toniche. Per non parlare del mercato tedesco che ha fatto segnare addirittura un balzo del 21,4%. Più modesti ma sempre più alti di Piazza Affari tutti gli indici Usa: dal 7,6% del Dow Jones al 7,8% del Nasdaq, fino al 6% dell’S&P 500. A pesare sulla situazione italiana sono vari fattori.
Il primo è che la maglia nera della Borsa riflette, in fin dei conti, quella dell’economia. Non è un caso che nel Vecchio Continente la Germania sia tornata a essere la locomotiva della crescita, con tassi attesi di crescita del Pil nell’ordine del 2,5% nel 2007. L’Italia, secondo l’Isae, non supererà l’1,9%. Così le Borse più vicine a quella tedesca, come il mercato di Amsterdam, sono in quella scia. Seguite da un Paese, la Francia, le cui elezioni presidenziali hanno sicuramente aiutato a tenere alti gli indici.
Per la Borsa di Milano pesano anche le aspettative degli utili per azione: secondo uno studio di Cheuvreux Italy, nel secondo trimestre del 2007 le revisioni al ribasso degli «eps» attesi hanno superato quelle al rialzo per la prima volta dopo 6 trimestri consecutivi. Va poi considerato che il mercato italiano si è molto «nutrito» della performance della Fiat, risultando impoverito di altre storie industriali che, in questi anni di robusta crescita del mercato (dal marzo del 2003 ad oggi sono ormai 51 mesi che dura il rialzo dei listini, che da allora ha messo a segno una crescita del 106%) avevano contribuito alla crescita. Ora, invece, si pagano a caro prezzo le stagnazioni di interi settori un tempo trainanti quali quello delle utilities, delle telecom, dei Media.
Mentre le banche, che con le grandi fusioni hanno fatto la parte del Leone, sono destinate a tirare il fiato. Nessuno parla di un orizzonte negativo. Ma certo la Borsa, se vorrà tornare a galoppare, dovrà a questo punto ricevere una spinta importante dall’economia reale.